

Pietro Mennea, che fu primatista del mondo dei 200 metri e oro olimpico, è il primo. Noblesse oblige, a lui speriamo se ne aggiungano altri. Perché non ci vuole molto a capire che l'Italia non è in grado di ospitare l'Olimpiade in programma fra otto anni, ammesso e non concesso che il prossimo anno, a Buenos Aires, il Cio decida di assegnare i Giochi al nostro Paese. La "freccia del sud", oggi sessantenne, in un'intervista rilasciata al Corsera, e un'altra al settimanale "il Punto", ha spiegato i tanti contro e i pochi pro esistenti per la fantomatica Roma 2020, edizione romantica quanto si vuole ma che rischia di trascinare il Paese nel baratro. Come accaduto con la Grecia, tanto per citare un esempio forte. Perchè gli arcinoti motivi riportati quotidianamente dalle cronache non possono che regalare un interrogativo: dove si prendono i soldi per fare un'Olimpiade?
Il premier Monti ha chiesto di farle slittare di un quadriennio, meglio la visione meno onirica in programma fra dodici anni che il sogno di replicare Roma '60 a cadenza precisa, sessant'anni dopo. E subito una schiera di personaggi della politica, chi alla ricerca di visibilità e chi comunque con la "sua" cognizione di causa, ha cercato invece di spiegare che l'olimpiade romana può essere un volano per far ripartire l'economia. Ripeto la domanda: ma i soldi chi li tira fuori? I contribuenti? Quale sponsor affiderebbe all'Italia i suoi soldi? Senza scivolare nel banale parlando di una Concordia affondata per dabbenaggine o di un Belpaese che vive su raccomandazioni e finto perbenismo, qua c'è da sottolineare l'incapacità organizzativa.
Ok, prepariamo questa benedetta Olimpiade. Per far lavorare chi? I soliti noti? Ma dai, ci sono aziende che dopo tre giorni di blocchi-tir stanno mettendo in atto la cassa integrazione. Perché non arrivano le materie prime e dunque non si può lavorare. Uno sciopero che ha il sapore dell'autogol e regala le stesse sensazioni di quel tale che per far dispetto alla moglie si taglia gli attributi. Liberalizzazioni? Magari se non fossero sopraggiunte in un momento come questo, qualcuno le avrebbe perfino accettate. Pero qui arriva l'ennesima conferma d'uno Stato che percorre un doppio binario, quello dell'alta velocità, dove gigioneggiano i soliti noti, e quello della tradotta in stile militare, che i poveri disgraziati ci salgono su senza sapere se, quando e dove arriveranno. Mennea ha avuto coraggio, è salito su un carro dove ora è solo ma comincio ad avere l'impressione che presto troverà compagnia. Perchè quando ci si renderà conto che il denaro olimpico sarà chiesto ai contribuentiti, e che sulle poltrone dei Giochi siederanno i soliti volti e i figli e gli amici di quei volti, ci sarà un'inevitabile rifiuto. Non è questione di Destra né Sinistra, più semplicemente è un cercare di ragionare sulla quotidianità.
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