Propaganda politica o ideologica: chi ha paura della scuola pubblica?

di Marina Moncelsi

Se non bastavano le dichiarazioni del premier secondo cui le famiglie italiane non dovrebbero mandare i loro figli in "una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori"; se ancora non bastava l’onorevole Gabriella Carlucci a proporre il falò dei libri di storia ( rei di non innalzare ad adeguati livelli l’azione dei governi Berlusconi e di "plagiare le giovani generazioni a fini elettorali"), ecco l’ultima proposta di un deputato del PdL che chiede sanzioni per i professori "ideologizzati".

Fabio Garagnani, componente della Commissione Cultura di Montecitorio, propone infatti di inserire nel decreto legislativo del 16 aprile '94 numero 297, un nuovo articolo (il 490-bis) che stabilisca che il docente non potrà mettere in atto "propaganda politica o ideologica nell'esercizio delle attività di insegnamento anche di carattere integrativo, facoltativo od opzionale"; in caso contrario sarà sottoposto alla sospensione dall’insegnamento da 1 a 3 mesi (con conseguente decurtazione dello stipendio). Per fare chiarezza sui destinatari dell’intervento, precisa che i professori che oltrepassano questo limite si trovano "soprattutto in Emilia Romagna, tra i professori della Cgil". E se a vigilare sui libri di storia, secondo l’on. Carlucci, dovrà essere una commissione parlamentare, per i professori indisciplinati sarà sufficiente il controllo del dirigente scolastico. 


A parte il fatto che i dirigenti scolastici hanno già il loro bel da fare (anche perché la riforma voluta dal ministro Gelmini è solo sulla carta e a tutt’oggi non sono state date disposizioni chiare sul riordino dei cicli scolastici) proviamo ad immaginare come potrebbero svolgere questa azione di vigilanza: intervisteranno gli studenti? Origlieranno dietro la porta delle aule? Incaricheranno qualcuno di farlo in loro vece? E se, mentre il preside è impegnato a cogliere in flagranza di reato il prof di filosofia, non dovesse accorgersi che il docente di letteratura sta spiegando il socialismo di Giovanni Pascoli? Bel problema. Ma l’onorevole Garagnani si accontenta di avviare l’iter che porterà al bavaglio: per lui "l’importante è inserire nel Testo Unico sulla scuola il divieto di fare ‘propaganda politica o ideologica’ per i professori".  


Ovviamente, solo per quelli "di sinistra". Perché l’onorevole Garagnani è convinto che costoro operino subdolamente solo nella scuola pubblica, in quanto protetti da quel per lui famigerato articolo 33 della Costituzione che garantisce la libertà dell’insegnamento e che crea tanti problemi alla sua proposta di legge. Al contrario, nella scuola privata i docenti sono già sottoposti al controllo dei proprietari o dei gestori di tali istituzioni, pertanto è evidente che non cambierebbe il loro modus operandi.  


Ora, al di là delle buone intenzioni del parlamentare pidiellino, la proposta è formulata in modo tale da essere destinata al cestino: infatti, non contento del bavaglio agli insegnanti, nella modifica è prevista anche una norma che specificherà come l'insegnamento della religione non possa essere considerato semplicemente "lo studio della storia delle religioni". E poiché Garagnani è lo stesso proponente del DdL presentato lo scorso dicembre e destinato al rinnovamento dei programmi di storia, decreto che dovrebbe sancire che " l'insegnamento della storia evidenzia…l'influsso del Cristianesimo sullo sviluppo di essa nelle età medievale, moderna e contemporanea", c’è da chiedersi come potrebbe convivere il divieto di fare propaganda politica o ideologica nell'esercizio delle attività di insegnamento anche di carattere integrativo, facoltativo od opzionale con l’insegnamento della religione cattolica, ma anche con quello della storia basata sui temi da lui stesso proposti. 


Insomma, bisognerebbe spiegare all’onorevole che la scuola ha già abbastanza problemi: istituti fatiscenti, tagli ai fondi per l’istruzione, supporti tecnologici promessi e mai arrivati, a cui si aggiunge una riforma da varare senza risorse, hanno creato una situazione che di tutto ha bisogno tranne che di altre chiacchiere.


 


 

06 giugno 2011
 
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