Non accontentiamoci della non guerra e degli armistizi

di Don Antonio Mazzi

Giovedì scorso ho letto un bel titolo sul giornale cattolico "Avvenire". Diceva a lettere cubitali (come possono essere cubitali i titoli dei giornali): "Mettete più pace nei libri di scuola". Sottovalutiamo, con un tantino di superficialità, quanto la storia, spiegata in un modo o in altro, possa influire sulle creature che abbiamo davanti. Dico "creature" perchè mi commuoveva sempre la maestra delle elementari dei miei tempi quando non ci chiamava allievi, bambini. La sua definizione era "creature". E detto da lei, donnona di un quintale, con due occhi straordinari e con la borsa piena di caramelle, chinino, magnesia, termometri, quaderni, matite, la definizione assumeva uno spessore affettivo inconsueto. Per i contadini di allora, le tenerezze erano più per i vitellini che per noi.


Erano gli anni della guerra, della povertà terribile. La mia maestra non è mai riuscita a parlare di guerra (aveva un fratello al fronte) o di fascismo. Il pianto le prendeva la gola. Più tardi, durante la scuola media, invece, i docenti si sbracciavano nel parlarci della Verona fortificata, del quadrilatero, dei tedeschi, dei partigiani, dei bombardamenti e dei rifugi. Quando bruceremo in piazza questi libri? Quando capiremo che la storia non l'hanno fatta le guerre. Le guerre l'hanno fermata, distrutta, insanguinata. La storia l'hanno fatta i poveri, le madri, il sudore dei ricostruttori. Quando anche noi credenti usciremo dalle nostre paure per gridare contro le armi, i costi spaventosi dei nuovi strumenti di morte? Non è giusto che a parlare di pace siano giovanotti violenti e trasgressivi.


Non dobbiamo delegare a nessuno questa priorità. Siamo in Avvento e la prima parola che sentiremo a Natale sarà "Pace in terra". Perdiamo tempo in discussioni che sono ampiamente secondarie, rispetto alla PACE. Non accontentiamoci della non guerra e degli armistizi. Vallauri, in una recente intervista, commentando una sua pubblicazione, asseriva: "È sbagliato ridurre la pace all'auspicio che le nazioni non si aggrediscano più le une con le altre. Al contrario la pace riguarda in positivo la condizione di ogni individuo all'interno del proprio stato e promuove condizioni di democrazia". Vogliamo che vinca il rispetto, la dolcezza, l'attenzione agli ultimi, l'ospitalità, la condivisione.

05 dicembre 2011
 
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