Qualsiasi promozione sociale passa dalla alfabetizzazione e dalla formazione

di Don Antonio Mazzi

Sono contento che Benedetto XVI, durante l’ultima visita nel Benin, abbia definito l’analfabetismo come un flagello pari all’Aids, alla Tbc e alla malaria perché “rappresenta un freno allo sviluppo”. Forse, per i soliti illuminati, il paragone potrebbe risultare esagerato. Invece dovremmo finalmente capire che ogni promozione sociale passa dalla alfabetizzazione e dalla formazione.


La messa celebrata domenica a Cotonou è stato uno “straordinario momento di preghiera e di festa della fede alla quale hanno preso parte migliaia di fedeli del Benin e di altri Paesi africani, dai più anziani ai più giovani: una meravigliosa testimonianza di come la fede riesca ad unire le generazioni e sappia rispondere alle sfide di ogni stagione della vita”.


Il Papa, con questo intervento, entra nel vivo del problema africano. Fintanto che i poveri vengono mantenuti anche ignoranti, mai crescerà la loro coscienza e mai maturerà il senso personale e civile delle nazioni nelle quali vivono. È indispensabile una rielaborazione anche sul piano civile e necessita una apertura alla speranza che deve animare la vita sociopolitica del continente africano.


Il Papa ha affrontato anche il dramma sociale della superstizione, delle credenze pericolose. Decine di migliaia di bambini sono torturati e uccisi in sanguinose pratiche ancestrali e tribali, con riti assassini, totalmente ignorati dalle autorità locali. In famiglie povere e disgraziate si va alla caccia dei colpevoli e, a rimetterci, sono sempre i più deboli. La Chiesa vuole quello sviluppo integrale che richiede approcci e risposte globali. Speriamo.


In definitiva, in Africa il Papa ha trovato “una freschezza del sì alla vita, una freschezza del senso religioso e della speranza, una percezione della realtà nella sua totalità con Dio e non ridotta ad un positivismo che, alla fine, spegne la speranza. Tutto ciò dice che in quel Continente c’è una riserva di vita e di vitalità per il futuro, sulla quale noi possiamo contare, sulla quale la Chiesa può contare”. L’Africa ha tanto bisogno della nostra attenzione, del nostro dialogo e, soprattutto, della nostra generosità!




24 novembre 2011
 
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