La Chiesa si metta in gioco: come dice Tettamanzi, sappia fare delle rinunce

di Don Antonio Mazzi

C’è stato un accorato invito del Cardinale Tettamanzi perché la chiesa sappia fare rinunce. Inutile dire che se noi, preti un po’ irregolari, facciamo certe affermazioni, otteniamo poco e con la bocca storta dei benpensanti. Ma quando gli stessi inviti vengono confermati dai pastori più impegnati e stimati, spero che tutti ci fermiamo a riflettere senza storcere la bocca. Ecco l’augurio del Cardinale alla fine del suo mandato. “Auguro davvero che questa bellissima Chiesa di Milano sappia rinunciare a molte cose pur di non perdere ciò che è essenziale. Forse occorrerà ridurre qualcosa dei programmi e delle sue istituzioni, per renderla ancora più agile, splendente, positiva. Il nostro paese ha bisogno di una chiesa trasparente, che sia madre e maestra comprensiva ed esigente, pronta solo a servire e non a conquistare”.


È straordinario e motivo di benessere per tutti noi, pensare una chiesa che si mette in gioco, sulle orme del Vangelo, in un momento particolarmente delicato. Mi piace ricordare come raramente il Cardinale si sia accontentato di dire quello che devono fare gli altri, perché alla fine dei suoi discorsi e nel suo daffare quotidiano, si è sempre posto la domanda: “E io cosa posso fare?”; vuoi come Cardinale, vuoi come Dionigi.


Più volte Tonino Bello, un altro Vescovo santo e molto attento ai problemi del suo territorio, invocava una chiesa “con il grembiule”. Con i giovani disoccupati del mezzogiorno già allora si domandava. “Quale vantaggio vi reca la dichiarazione che la disoccupazione giovanile meridionale è la questione nazionale più scottante? Sono decenni che venite sottoposti ad analisi puntigliose, senza che se ne ricavi granchè. E io mi sento demoralizzato, tantissimo!”.


Anche  Tettamanzi, riflettendo sui giovani, incitava l’intera società, chiesa compresa, a preoccuparsi sulle prospettive serie di lavoro, di famiglia, di stabilità, di spazi di giusto protagonismo, di modelli di vita, di opportunità dove i giovani potessero misurarsi e mettersi alla prova”. Il Papa Benedetto XVI chiudendo alla Fincantieri di Ancona, il Congresso Eucaristico, ha pranzato con i cassintegrati e ha invocato più dignità al lavoro. “Come alle nozze di Cana, pare sia venuto a mancare il vino della festa, soprattutto la difficoltà di trovare un lavoro stabile stende un velo di incertezza sull’avvenire,  sui giovani, e incide in modo negativo sulla crescita della società”. È bella una chiesa così, che denuncia le situazioni indegne dell’uomo e se ne fa carico.

16 settembre 2011
 
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