Il sogno americano in una maglietta: storie di successo oltre la crisi

di Gloria Mattioni

Quando attraversò il confine con la California a piedi, senza visto né permesso di lavoro, senza un soldo e con quattro stracci dentro uno zainetto, Mr. Hernandez sognava un futuro migliore. Come tanti altri. Come pochi altri, dallo sbarcare il lunario con lavoretti pagati sottobanco passò, in una decina d’anni, a diventare unico proprietario di un’impresa di costruzioni, legale e assicurata. Ai suoi figli, dodici in tutto, insegnò che in questa terra le opportunità esistono per tutti, a patto di duro lavoro e spirito imprenditoriale. Sarà per questo che i suoi figli sono oggi tutti milionari, persino in tempi di crisi economica e ridotte “opportunità”?.

Il figlio più giovane, Anthony, la pensa proprio così. A 28 anni, è comproprietario insieme al nipote Joey, 26enne, della fabbrica Rule Garment Manufacture, alloggiata in un bell’edificio a Downtown Los Angeles. Producono magliette disegnate da Joey, che designer diplomato non è, ha imparato rudimenti di grafica al computer da solo ma ha “il giusto feeling” per ciò che può diventare un trend di massa. Ha cominciato creando t-shirt da uomo perfette per una serata in un club, osando tempestarle di cristalli Swarowsky e disegni quasi da cartone animato. Lil Wayne ne ordinò subito un paio. Poi una anche Justin Timberlake, che la indossò in un video mandato in onda da MTV.  E presto furono un hit tra rapper e atleti del NBA.

Anthony gioca invece la parte del businessman calmo e razionale. Controlla la produzione e la contabilità e sembra avere un gran fiuto sul modo migliore di promuovere un prodotto, presentando le magliette a scelte fiere di settore o direttamente ai negozi frequentati dal pubblico a cui puntano i due fratelli. “A volte, le offrivamo anche nei negozi di tatuaggi o di dischi, che catalizzavano una clientela già sensibile”.

Oggi le loro magliette sono vendute anche nei più esclusivi grandi magazzini come Sacks o Nordstrom. “Ma non è stata tutta una passeggiata”, continua Anthony Hernandez. “Cinque anni fa, quando abbiamo cominciato, la gente aveva più soldi e meno preoccupazioni. E anche noi spendevamo quello che guadagnavamo a piene mani, party a Las Vegas e automobili da movie star. Tre anni fa sono arrivati i tempi duri e abbiamo dovuto cambiare la nostra strategia e anche lo stile di vita. Ora facciamo tutto in casa, dalla produzione alla stampa al packaging. Lavoriamo come muli con meno personale e abbiamo tagliato molte spese. Ma abbiamo già ridato il debito iniziale che ci è servito a far partire la fabbrica e ora il profitto, anche se minore, è “netto”. Certo, non avrei mai pensato che sarei finito persino ad abitare in fabbrica invece che nel mio lussuoso loft high rise. Ma ne vale la pena. Sono fiducioso e credo che in cinque anni sarò di nuovo, a tutti gli effetti, un self-made millionaire”. Come suo padre. Come gli altri suoi 11 fratelli e sorelle: nessuno laureato ma tutti proprietari di piccole ( e prospere) imprese.


 

07 febbraio 2012
 
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