

Made in California. La targhetta di metallo incollata alla chitarra sembra quasi ironica. Impossibile crederci in tempi in cui praticamente ogni oggetto acquistabile in America ( e spesso anche in Italia) porta un'etichetta che per obbligo di legge specifica "fatto in Cina", Messico, Salvador, Pakistan o altro paese in cui la manodopera costi meno che in paesi più industrializzati. Ma a una seconda occhiata, si comincia a notare la cura nei dettagli, la qualità di particolari artigianali che solo un fatto a mano di qualità può vantare.
Culto da collezionisti. Le chitarre acustiche ed elettriche Taylor prodotte a El Cajon sono, infatti, un oggetto quasi di culto, ancora più che da collezione. Costano tra i 2mila e i 10mila dollari, hanno stringhe attaccate una per una a mano ma una purezza di suono che solo la più sofisticata tecnologia può garantire, e un fatturato di vendite che ha tenuto anche in tempi di recessione e oggi è in aumento: 70 milioni di dollari nel 2010, 80 milioni previsti nel 2011. Lo slogan della ditta, "Always To Our own Tune", esprime la filosofia che ha portato al successo i due proprietari, Bob Taylor e Kurt Listug, improvvisati imprenditori istantanei nel 1974, a 19 e 21 anni rispettivamente. Per pura necessità, poiché il loro datore di lavoro nel negozio di chitarre dove lavoravano, pomposamente battezzato "American Dream", era rassegnato a chiudere bottega.
40 anni e 10mila dollari in due. "Il mercato era dominato da marchi tradizionali e già affermati", ha scritto Bob Taylor nella sua appena pubblicata autobiografia, "Guitar Lessons: A Life Journey Turning Passion Into Business", "e una nuova ondata di concorrenza a basso prezzo stava cominciando ad arrivare dai mercati asiatici". Ma i due ragazzi decisero di acquistare la licenza con 10mila dollari avuti in prestito dalle rispettive famiglie, e di fare le cose in modo diverso da tutti gli altri. Le innovazioni andavano dal design (quel manico "imbullonato" al corpo della chitarra che è un po' il loro segno distintivo), al modo di lavorare i materiali. Man mano che Taylor costruiva una sua affezionata clientela, il feedback dei consumatori permise di generare altre modifiche al computer che miglioravano continuamente la qualità del suono, riducendo i limiti precedenti e, insieme, costi e sprechi. Mescolare altissime tecnologie (come il robot per pittura a spray prodotto in Italia da Pinnacle) con le capacità e il tocco inconfondibile di qualificati artigiani, si dimostrò subito la scommessa vincente.
Artigianato, tecnologia e strategia pubblicitaria. L'elenco degli artisti che posseggono chitarre Taylor sembra la lista degli ospiti dei Grammy Awards: Katy Perry, Neil Young, Taylor Swift, Eric Clapton, Prince, John Mayer, Sting, Jackson Browne, Hall & Oates, e via continuando. Gente che parla di queste chitarre come fossero amici intimi o persone di famiglia. "Una risposta soddisfacente anche per la nostra campagna pubblicitaria", spiega Listug, "modellata sugli annunci della Harley Davidson sulla carta stampata, che mirano soprattutto a costruire l'orgoglio del proprietario". La strategia, continua Taylor, la decisero nel 1990 proprio dopo essersi comprati una moto a testa per "celebrare la nostra sopravvivenza per 15 anni", aggiungendovi visite pubbliche della fabbrica con i suoi quattrocento impiegati e un catalogo trimestrale più patinato che mai, intitolato Wood & Steel.
Passi e scelte determinate dalla volontà d'ispirare fiducia e avere "comunicazione aperta e rapporto onesto tra produttore e consumatore". E a giudicare dai risultati, non si tratta d'idealismo anacronistico bensì di avanzato nuovo modello industriale.
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