Esami di maturità: non sempre a una buona traccia corrisponde un buon tema

di Marco Lodoli

Precisiamo una cosa: non sempre a una buona traccia corrisponde un buon tema, si possono scrivere pagine o righe meravigliose per profondità e acutezza anche su una siepe che chiude lo sguardo o su un palloncino sfuggito di mano a una bambina, come insegnano i poeti. Detto questo bisogna però riconoscere che stavolta i temi della maturità sono senz’altro stimolanti, la miccia è accesa bene, speriamo che i ragazzi sappiano far esplodere le loro idee nel modo migliore.


Il brano di Montale sulla distrazione, il labirinto, il rapporto tra benessere individuale e collettivo, il genocidio degli ebrei, la responsabilità della scienza sono stimoli vivacissimi per cominciare a scrivere. Ma sono quasi certo che la maggior parte dei ragazzi abbia voluto commentare la frase di Paul Nizan, frase che per la mia generazione è stata fondamentale per rivendicare la centralità della giovinezza: “Avevo vent’anni, non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita”. Ecco la verità, ecco l’uscita dolorosa ma necessaria da ogni finta allegria giovanile. Non si tratta di coprire la vitalità dei vent’anni con il fango della disperazione, tutt’altro, si tratta di capire quanto mondo entra all’improvviso nell’anima di un ragazzo, e la scuote, e la dilata.


Siamo usciti da un lungo periodo di spensieratezza pericolosa, da un’ilarità costante, da una società dominata dai comici e dai barzellettieri, è ora di rientrare nel campo della responsabilità. Ogni ventenne sensibile avverte l’imperfezione del mondo e ne soffre, vorrebbe cambiare tutto e non può, vorrebbe che la vita fosse più generosa, più nobile, più poetica e spesso si trova davanti gente che ride senza motivo, colpevolmente. Solo chi ha accolto la pena dentro di sé può inziare un cammino di riscatto, che costerà fatica, che sarà costellato di momenti difficili, ma che non si deve assolutamente evitare.


Questa frase segna un passaggio decisivo, restituisce ai giovani ciò che è loro, ossia un protagonismo complesso, fatto di luci e di ombre, di entusiasmi e malinconie. L’epoca dello spettacolo costante, della distrazione come stile di vita, del menefreghismo scanzonato è finita. Paul Nizan ridà ai giovani una responsabilità e una centralità, e loro sono pronti ad accettarla, anche a costo di sputare sangue e piangere lacrime amare.  

20 giugno 2012
 
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