Prendersi cura delle cose da proteggere: consigli per una buona manutenzione della vita

di Marco Lodoli

In questi anni si è parlato spesso della “cura”, cioè di quella disposizione dell’anima a prestare attenzione alle cose che ha attorno, alle cose che ama o dovrebbe amare. Cristina Campo considerava l’attenzione quasi come sinonimo di responsabilità: quando si allenta, tutto va in malora. E Battiato cantava la cura proprio come protezione amorosa, come inclinazione personale e sovrapersonale a difendere dal male la persona amata.


La cura dunque è il contrario della sciatteria, della superficialità, dell’indifferenza. L’amore va coltivato, i fiori sul balcone vanno bagnati, il mondo va curato dalla sua malattia congenita, quella che lo porta inevitabilmente allo sfascio se non c’è qualcuno che lo ripara ogni giorno. La cura è il bene, l’incuria è il male.


Questo è un concetto che ogni genitore e ogni insegnante deve comunicare in modo convincente ai più giovani: la vita è fragile, sentimenti e cose sono ugualmente soggette a guastarsi se non li circondiamo di attenzioni. La casa lentamente va in rovina, le amicizie si perdono, la città si sbriciola se nessuno se ne occupa. Questo è chiaro, anche se forse il nostro tempo è rimasto affascinato troppo a lungo dalle sirene della distruzione.


Nell’adolescenza la tentazione di distruggere tutto è fortissima, il vandalismo pare quasi congenito a questa età, ogni panchina, ogni autobus, ogni aula può diventare un corpo da sfregiare. In Italia tutto ciò sembra ancora più violento: i ragazzi spesso sono tristi, insoddisfatti, rabbiosi e si vendicano rovinando le cose che hanno attorno. I libri di scuola sono maltrattati, i motorini devastati, i muri imbrattati.


L’idea della cura non gli appartiene, lo Spreco è la divinità che regna nell’alto del cielo. E d’altronde ogni oggetto si può sostituire in fretta, c’è già quello nuovo che ci attende nella vetrina, basta comprarlo, basta pagarlo e portarlo via, e poi abbandonarlo al nulla quando ci è venuto a noia. Per i ragazzi tutto ciò è naturale, fa quasi parte del ciclo della vita, che ha bisogno di protezioni e di martelli, di allevamenti e di catastrofi: ma in Italia si esagera veramente, da noi sembra che nulla valga nulla, che ogni forma possa esse devastata e sostituita senza perderci sopra neppure una lacrima.


La cura o forse, più semplicemente, come si diceva una volta, la manutenzione. Ho visto in Svizzera un operaio sverniciare un citofono che s’era sporcato con la tinta nuova del muro: e dopo un’ora stava ancora là, a ripulire, a sistemare, e per un attimo ho pensato che ogni cura, ogni manutenzione, è una preghiera da ripetere senza fretta, un po’ ogni giorno, una piccola preghiera fatta con le mani perché tutto prosegua meglio che può, perché questo mondo può essere bello e lo si può ringraziare anche girando una vite, occupandoci di una pianta, carezzando un cane, ascoltando un bambino.    

11 giugno 2012
 
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