"Assalto all'infanzia", come le corporation trasformano i bimbi in consumatori sfrenati

di Marco Lodoli

“Immaginate per un attimo che il nuovo ‘curriculum dell’infanzia’ sia un vero curriculum scolastico – che per cinque ore al giorno i bambini siano messi davanti a uno schermo e fosse insegnato loro che ragazzi e uomini siano e debbano essere brutalmente violenti, e che le ragazze siano oggetti sessuali; che identità, autostima, felicità e fortuna siano definite da ciò che la gente compra e possiede; che i genitori siano noiosi e squallidi, utili soltanto per acquistare gli oggetti desiderati; che comportamenti ossessivi e compulsivi siano la normalità. I genitori scenderebbero sul sentiero di guerra. Consideremmo tutto questo un disastro per i bambini e per l’infanzia.


Ma con l’affermarsi del ‘nuovo curriculum dell’infanzia’, che assorbe grandi quantità di tempo e attenzione dei bambini – più di quanto ne assorba la scuola – quel disastro non è ormai diventato una concreta possibilità?” Scritta o tradotta maluccio, questa è comunque la domanda centrale del libro di Joel Bakan “Assalto all’infanzia”, appena pubblicato da Feltrinelli. L’autore entra col grimaldello e col machete dentro le perfide intenzioni del “kid marketing”, cioè il settore che promette più utili alle Corporation. I bambini sono oggetto di un interesse assoluto, sono loro che comprano che indirizzano gli acquisti dei genitori, sono quei mocciosi obesi buttati sul divano che alzano il fatturato delle aziende di videogames, di cibo-spazzatura, di giochetti inutili, e naturalmente della pubblicità che ogni prodotto vincente alimenta sulla rete.  I vecchi sono tristi, preoccupati e avari, a loro si può vendere solo qualche colla per dentiere e qualche medicina; gli adulti fanno i conti con quanto possiedono, l’indigenza argina le voglie, il ragionamento ancora può filtrare avidità superflue. Ma i bambini sono assolutamente inermi, innocenti e creduloni, e possono essere manovrati facilmente.


“Non accettare caramelle dagli sconosciuti”, dicevano una volta le mamme, ma oggi le caramelle avvelenate piovono dal cielo, grandinano sulle testoline dei nostri piccoletti. Chi li deve conquistare sa benissimo quali tasti pigiare: la violenza, elemento semplice e decisivo, emozionante e primario; il sentimentalismo, che tocca i cuori dimenando codine di cuccioli tenerissimi; l’immaginario sessuale, molto più precoce di un tempo, per il quale le bambine si trasformano in fretta in Lolite maliziose, in clienti di miniboutique zoccolesche; il senso della tribù, la ripetizione ossessiva, il culto della vittoria, e ancora pochi altri motori infernali che sanno come muovere e soggiogare i desideri dei bambini. Perché, in fin dei conti, tutto gira attorno all’accensione costante del desiderio: quando mio figlio, uscendo da scuola, mi guarda con occhi tristi e agitati e mi chiede: “Papà, mi compri qualcosa?”, e io gli ribatto: “Qualcosa cosa?”, e lui sempre più agitato ribadisce: “Qualcosa”, allora capisco bene quanta ragione abbia Joel Bakan, quante perfide strategie per dominare e indirizzare al consumo la mente dei nostri bambini siano sviluppate da gente in giacca e cravatta, gente pagata per ingannare, deturpare, deprimere la bellezza e la libertà dell’infanzia. Pagata per uccidere il futuro.

07 maggio 2012
 
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