Ai bambini servono pause, silenzi, rarefazioni: servono ore in cui guardare il mondo dalla finestra

di Marco Lodoli

Nessun tempo va forzato, nessun bambino deve essere pressato, nessun adolescente deve sentirsi in ritardo se indugia nei suoi pensieri lenti. Servono pause, silenzi, rarefazioni: servono ore in cui guardare il mondo dalla finestra, passeggiare lungo un viale, assaporare la linfa della malinconia, che non separa, anzi fa sentire l'intima coesione delle forme. Insomma: lasciate che la domenica sia un tempo diverso, un giorno dedicato al Signore, cioè ai pensieri più alti, qualsiasi sia la loro direzione. Ma a quanto pare conta solo la produttività, il fatturato, la distrazione da se stessi. Perciò tutto deve rimanere aperto, i negozi devono vendere merce, battere scontrini, sfruttare le commesse di diciott'anni che nemmeno in questo giorno sacro possono parlare d'amore.


A me piacciono le chiese, non so se credo in Dio, ma di sicuro credo a quel silenzio umido, a quelle panche scomode, a quell'ombra rigeneratrice. Mi siedo e aspetto che la mente si liberi delle sue ansie, delle sue scorie. Domani ricomincerò a trottare, dovrò andare in banca, risolvere due o tre rogne, lavorare a testa bassa, guadagnare per soddisfare esigenze reali e desideri fittizi dei miei figli. Ma oggi è domenica e non voglio fare niente, solo camminare a Villa Ada, nei sentieri più defilati, e poi leggere qualche pagina di Rilke o l'ultimo libro di Emanuele Trevi, e poi magari, nel pomeriggio, dormire un'ora, lasciando che scivolino nella mente quei sogni misteriosi che si fanno solo nei pomeriggi delle domeniche.


"La giornata è come acqua vasta/ senza suono", scriveva Wallace Stevens, grande poeta. E Marino Moretti, poeta crepuscolare, diceva: "Io sento in me la tristezza/ del giorno domenicale": e pure questo è vero, e ugualmente mi piace, quella lieve tristezza mi addolcisce, mi porta lontano. Ma ora la domenica è diventato un giorno come gli altri: i centri commerciali funzionano a pieno regime, i supermercati sono aperti, Ikea è aperta, la gente schiuma per quei corridoi illuminati, in quel chiasso perenne, si guardano le vetrine, si compra o si sogna di comprare, si vende o si sogna di vendere, e tutto si agita, si sovrappone, si intorbida, non c'è più un attimo in cui l'acqua del tempo si posa trasparente.


Anche i bambini devono darsi da fare per raggiungere obiettivi, conoscenze, competenze: e così in questo giorno ci sono tantissimi compiti da fare, esercizi di matematica, di analisi logica, riassunti, ricerche, temi. La fabbrica dell'ansia non può più arrestarsi, ogni minuto è un limone da spremere. La liberalizzazione prevede che tutto rimanga costantemente aperto, possibilmente ventiquattro ore su ventiquattro, perché dobbiamo essere competitivi, fornire servizi, mantenere viva la città. Io preferivo la domenica del riposo e degli affetti, delle piccole letture e dei pensieri vaghi, la domenica in cui il mondo si fermava e l'anima viaggiava.    

05 marzo 2012
 
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