Trova la vita monotona chi ha un’anima stagnante, uno sguardo opaco, un’intelligenza pigra

di Marco Lodoli

“Ti annoi perché sei noioso”, diceva Elsa Morante, ribaltando in una frase la stolida convinzione che sia la vita a doverci soprendere ogni minuto con fuochi d’artificio e montagne russe. Trova la vita monotona chi ha un’anima stagnante, uno sguardo opaco, un’intelligenza pigra. Non esiste la noia per chi prova piacere per ciò che fa, fosse pure tutti i giorni la stessa cosa, perché in realtà non è mai la stessa cosa, nulla si ripete stancamente. Per anni sono andato ad allenarmi all’Acqua Acetosa: correvo attorno alla pista, sotto gli alberi per una mezz’oretta, poi mi fermavo sulle gradinate ad osservare gli atleti veri.


Stavano ore e ore in pista, ripetevano a oltranza certi esercizi, la partenza dai blocchi, lo scavalcamento degli ostacoli, la distensione nella velocità: e ogni giorno miglioravano in modo quasi impercettibile. Lo stesso accade al giovane pianista che abita nel mio palazzo: centinaia di ore sui tasti bianchi e neri, una dedizione assoluta per penetrare tecnicamente e spiritualmente in una sonata di Beethoven o di Schumann. Non pensa neppure un secondo che il suo impegno sia monotono, tedioso, privo di energie e di novità. E la mia amica biologa che da vent’anni si reca ogni mattina al laboratorio universitario di Tor Vergata per proseguire nella difficilissima ricerca di un vaccino per l’aids: fa quello che deve fare seguendo una vocazione che non ammette distrazioni inutili.


E così fa l’insegnante a scuola: ogni anno ha dei ragazzi ai quali deve spiegare la matematica o la poesia, potrebbe sembrare un lavoro di routine, un tran tran malinconico, e invece è esattamente il contrario, perché ogni classe è diversa, ogni ragazzo ha una storia, ogni lezione è una sorpresa. A me sembra che la stagione dei creativi milanesi, dei pubblicitari fantasiosi, dell’improvvisazione pulcinellesca stia volgendo al termine. E’ il momento di ritrovare la passione per ciò che si fa, senza schifare il proprio mestiere, senza pensare ogni mattina di mollare tutto e andare ad aprire un bar ai Caraibi. Ogni madre sa che deve lavare, nutrire, vestire il proprio bambino tutti i giorni, e lo fa con amore, mai con rassegnazione.


Così ognuno di noi, che sia professore, studente, operaio, ingenere, artista deve riprendere il suo ritmo produttivo senza sentirsi un essere noioso, una triste formichina. Per far crescere un progetto servono anni, e a volte si ha l’impressione che non accada nulla di buono, davvero si pensa di abbandonare quella ruota che gira a vuoto: ma poi il grano matura, la strada avanza, il romanzo trova la sua forma e le sue parole. Insomma, caro primo ministro, lei che di sicuro è una persona intelligente, riconsideri la sua condanna della monotonia.


Non è più tempo di trovatine, escamotage, scorciatoie, giochi di prestigio. Siamo in un’altra stagione: e solo quella che lei chiama monotonia e io chiamo costanza può produrre qualcosa di buono. “Primavera, estate, autunno, inverno e di nuovo primavera” era il titolo di un bellissimo film di Kim Ki Duk: perché un anno fatto solo di maggi fioriti non è mai esistito, perché anche in inverno la natura lavora, sapientemente, appassionatamente.  

06 febbraio 2012
 
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