Internet è un bene comune perché libera energia sociale e creativa

di Carlo Infante

E'appena partita la campagna InternetBeneComune, promossa dalla Fondazione Sistema Toscana con l'attivazione di una piattaforma web su cui far convergere adesioni (tra le prime quella di Enrico Rossi, presidente della giunta regionale toscana) , idee e riflessioni. Tra queste ultime, ecco le mie. E' grazie al web che le dinamiche ipertestuali connettono informazioni in via esponenziale, in modo direttamente proporzionale alla nostra capacità di comunicare e produrre senso.


Superato il modello industriale, il sistema economico si è ormai incardinato nella gestione immateriale dei dati e del loro traffico, dando luogo ad una Società dell'Informazione che non si compie da sola e tanto meno può e deve essere delegata alla policy delle major che dominano internet. Sta a chi governa la cosa pubblica, assistito e incalzato dalle comunità d'interesse, promuovere la potenzialità di internet come bene comune. Vanno create le condizioni per emancipare ogni parte sociale in gioco per attuare la straordinaria scommessa antropologica di transizione verso la rivoluzione post-industriale.


Il web di fatto si sta rivelando come uno spazio pubblico in cui rilanciare quella che amiamo definire l‘intelligenza connettiva, una potenzialità che va ben oltre gli aspetti identitari delle dinamiche collettive, per liberare un'energia collaborativa che supera gli steccati delle competenze, per generalizzare il principio del fare rete nell'inventare società. In questa connettività risiede il principio attivo sia dell’affinità elettiva sia della convergenza degli interessi generali, capaci di dare senso all'idea di bene comune. E’ da questa alchimia che può sorgere qualcosa di importante: il modo per coniugare società e mercati possibili, collaborazione e innovazione.


C’è da reinventare un modello economico, a partire dall’innovazione sociale e da una ridefinizione del valore culturale della trasformazione, investendo su nuovi format d’iniziativa che valorizzino i giacimenti culturali dei territori, interpretando la contemporaneità. In questa direzione va inscritto l'indirizzo sulle smart cities per promuovere coesione sociale e attuare applicazioni funzionali all’uso intelligente della città, intesa come spazio pubblico in cui far convergere, grazie alle reti, l'energia sociale della cittadinanza attiva.


Si tratta di come inventare nuove forme d'uso dello spazio pubblico, mettendo in relazione il web con il territorio: le azioni di performing media per l'urban experience; la realizzazione di mappe interattive e geoblog; web app che ottimizzino la sostenibilità e la mobilità, come nella gestione dei flussi dei mezzi pubblici e del car pooling; progetti crossmediali per l'ecologia urbana; realtà aumentate che rivelino uno sguardo ulteriore degli scenari architettonici, tra passato e futuro.


Concepire internet come un bene comune significa liberare le opportunità di scambio informativo nel principio di riuso dei contenuti funzionali attraverso gli open data, per la trasparenza, l'efficienza e la partecipazione alla pubblica amministrazione. E' nella disintermediazione che si potrà sviluppare il principio di responsabilità sociale e l'auto-organizzazione delle comunità, per bypassare i colli di bottiglia che impediscono la libera circolazione delle risorse informative on line.


Vanno liberate le energie creative capaci di riusare le produzioni culturali, rilanciandole in un'inedita elaborazione come nel remix e il mash up che ricombinano i diversi elementi nel valore aggiunto di nuovi format crossmediali. Internet bene comune è la via per ottimizzare qualsiasi dinamica di progetto e di azione, prima di tutto per la messa a valore dell'intelligenza scambiata e l'interattività tradotta in nuova interazione sociale. L'intelligenza va condivisa, o viene distribuita oppure rimane solo rendita di posizione. Tutto quanto questo il web lo esplicita: rende comprensibile il possibile.

11 aprile 2012
 
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