Le storie salvano la vita e si estendono nella crossmedialità

di Carlo Infante

Qualcuno, non ricordo chi, ha detto che le storie salvano la vita. Vero, le storie fanno bene... ci allungano la vita (ops, sembra una battuta che fa la parodia di un vecchio spot di un'azienda di telecomunicazioni...). E' chiaro piuttosto che la vita è fatta più di tensione vitale, più di desiderio proiettivo, che di sopravvivenza. Le storie, le vicende narrate (non solo la letteratura) espandono il nostro immaginario e le nostre aspettative di vita.


Si, forse è improprio dire che si "allunga" la vita, mi piace di più pensare, come suggeriva Ruzante, che la vita si allarghi, si espanda, appunto. La mia generazione ha ben chiaro, in tal senso, un concetto, rilanciato splendidamente dal regista tedesco Wim Wenders: "il rock m'ha salvato la vita". Musiche e storie scandiscono il nostro percorso vitale, lo accendono. Lo illuminano. A volte lo bruciano. Penso questo nel momento in cui un autore di quelli che m'interessano, per via della sua ricerca crossmediale di nuovi format di scrittura, sta per uscire (domani) con un libro che prevede poi un'applicazione in enhanced book: un libro "aumentato" per iPad. L'autore è Max Giovagnoli, un esperto di quel digital storytelling che mixa scrittura e visionarietà digitale, in un progetto che parte da un libro dal titolo Il messaggio segreto delle stelle cadenti.


Esce il 16 febbraio per  Newton Compton, secondo una sequenza di azioni che danno senso al concetto nuovo di crossmedialità: si agisce su più piani, dalla stampa del libro al prodotto multimediale che accoglie videocreazione, book fotografico, graphic novel, esplorazione via googlemaps di una delle ambientazioni del romanzo, l'Irlanda. Ad un mese dall'uscita è annunciata anche una urban quest : una sorta di ricerca urbana degli indizi del percorso narrativo in varie location romane inscitte nel romanzo, rivissute dai lettori, seguendo i segni disseminati nella città, tra cui i mobtag (quei codici digitali, detti anche qr-code) che linkeranno a repertori video evocativi. Il romanzo che sta alla base di tutto questo è l'odissea di un ragazzo alla ricerca della sua identità... No, detta così suona banale. Sfogliando le bozze in anteprima ho colto un sapore marcato, agro, che non voglio liquidare in pseudo-recensioni improbabili.


Preferisco lasciare a Giuspe, il protagonista, la voce. "...sono un writer e ascolto solo i R.E.M., che sono i più grandi di tutti. Il mio corpo è lungo e secco come quello di un'acciuga e la mia pelle una specie di carta geografica. Ho i capelli mezzi spastici, gli occhi blu che ci vedono anche di notte e quando mangio mischio nel piatto tutto quello che trovo. Segni particolari: ho un male tutto mio che si chiama ADHD. E mi muovo da solo. Niente padre né madre".

15 febbraio 2012
 
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