Le memorie del Movimento del '77 ricomposte nel web

di Carlo Infante

Facebook sta tracimando. Con i suoi 21 milioni di iscritti in Italia ha conquistato una posizione inimmaginabile per una piattaforma web fino a qualche anno fa.  Da dove nasce tutto questo successo? Dal fatto che hanno saputo capitalizzare la straordinaria lezione del mondo blog, semplificando al massimo la pubblicazione di informazioni personalizzate. E, fondamentalmente, automatizzando il sistema di adesione, prima con le amicizie random e poi con quel “mi piace” che con un clic diffonde viralmente un'informazione. 


E' in questa diffusione virale che risiede qualcosa di molto interessante. Prima di tutto perché in questo contagio culturale proprio della comunicazione orizzontale ( per differenziarla da quella verticale del giornalismo) c'è un'energia sociale straordinaria (hai presente il “passaparola”?).  Il linguaggio è un virus, suggeriva William Burroughs. Le parole agiscono, sono come proiettili, rilancia la cultura hip hop.


Tutto questo lo aveva ben compreso il Movimento del '77 che con slogan, volantini, fanzine, scritte murali e radio libere aveva anticipato la new wave comunicazionale del web.  L'ala creativa di quel movimento antagonista, rimasta sepolta sia dalla repressione sia dall'avventurismo di un terrorismo criminale, aveva messo in campo intuizioni straordinarie, sperimentazioni di nuovi linguaggi, pratiche libertarie che coniugavano arte e vita. 


Alcuni frammenti di memoria del Movimento del '77 (dell'area bolognese più che altro) riemergono grazie anche a Facebook, dove il fotografo Enrico Scuro ha lanciato come un messaggio nella bottiglia alcune foto e spunti. Hanno risposto a centinaia, ripescando le proprie foto dai cassetti, in un flusso emozionale che va oltre il mero ricordo di sregolata gioventù per dare il pretesto allo sviluppo di pensieri strategici. 


L'unico peccato è che tutto questo sia stato veicolato da un sito web commerciale di un paese straniero. Un frullatore che comunque, una volta tanto, ha fatto circolare qualcosa di buono.  Il buono s'è fatto ottimo nel momento in cui tutto quel patchwork di informazioni, emozioni e foto ha trovato luogo in un libro: “I ragazzi del '77” edito da Baskerville-SonicPress. 


E' un album fotografico curato da Enrico Scuro, con più di 1200 foto su oltre 500 pagine dense di facce sorridenti, corpi danzanti, cortei e microstorie. Emergono così dall'oblio comunità che sembravano disperse nel tempo, nella dissipazione di una intelligenza collettiva che non è riuscita a cambiare il mondo. Se l'è visto cadere addosso. Eppure riemerge, come un fenomeno carsico, nel testimoniare una tensione desiderante di cui oggi c'è bisogno per dare corpo ad un'innovazione che non può e non deve diventare tecnocratica.  

12 gennaio 2012
 
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