Yes, web can. Diamoci una mossa, in questo frangente di crisi acuta ne abbiamo bisogno

di Carlo Infante

Si potrebbe parafrasare lo slogan del presidente Obama, "yes we can", per esplicitare le potenzialità del web nel fare accadere cose che da soli non siamo capaci di fare. Si, “Yes Web can”: il web può sollecitare la condivisione della conoscenza e di quelle pratiche di comunicazione che possono rilanciare le forme di auto-organizzazione e di cooperazione.


Ne abbiamo bisogno in questo frangente di crisi acuta, per fare la “mossa del cavallo” che in termini scacchistici rappresenta un'azione che esce fuori dagli schemi. Lanciai quello slogan in una trasmissione per Rainews24 che conducevo nel 2009, sottolineando l'innovazione di un processo di comunicazione partecipativa che può aiutarci rilanciare un ottimismo di volontà, per darci una mossa.


L'occasione giusta per fare il punto su questa novità con cui abbiamo a che fare da vent'anni, anche se molti non se ne sono ancora accorti, è Happy Birthday Web che lunedì 14 novembre a Roma vedrà la presenza di Tim Berners Lee, l'inventore del web.


Augurare un buon compleanno al web per questi vent'anni che hanno cambiato il corso della storia è il miglior modo per augurarci d'innescare in questo Paese alla deriva un processo di radicale innovazione. Vent'anni fa, nel 1991, Tim Berners Lee, insieme a Robert Cailliau e ad altri ricercatori del Cern di Ginevra, realizzarono la prima pagina web, inventando il protocollo http, l'Hyper Text Transfer Protocol che permetteva di concatenare le pagine in internet per via ipertestuale.


E' una delle più grandi invenzioni, uno dei maggiori successi in assoluto, per cui non fu registrato nessun brevetto e neanche il marchio. Berners Lee lo rivendicò così: "Se avessi creato la Web Inc. avrei semplicemente dato vita ad un nuovo standard e la diffusione universale del WWW non si sarebbe mai verificata. Perché esista qualcosa come il web è necessario che tutto il sistema si basi su standard aperti, pubblici".


Un segnale fortissimo che ridefinisce il concetto d'opera d'ingegno in virtù del bene comune. Si è potuto utilizzare il web senza pagare alcun diritto. È stata la fortuna di Internet, ciò che ha fatto della rete il sistema più aperto, più facilmente implementabile e migliorabile che si sia mai visto. La rete internet, è stata creata negli Stati Uniti nel 1969 per rispondere ad un'esigenza di controllo militare delle diverse stazioni di gestione informativa della catena del comando difensivo ma è con il web che si emancipa da quella funzione per aprirsi alla dimensione pubblica.


Nasce così quell'ambiente di comunicazione universale che grazie ai procedimenti ipertestuali permette di connettere i tanti nodi di una tela fatta sia di informazioni sia di relazioni sociali. Quel tessuto è fatto da chi agisce in quell'ambiente: la rete siamo noi. Un'utopia che si è fatta realtà sostanziale. Non è il virtuale, è l'embrione di una nuova società possibile, attraverso cui affrontare la complessità di questo mondo che sta cambiando velocemente. Un mondo da abitare e da progettare e così trovare, forse, il modo per interpretare questa gravissima crisi e magari tradurla in una crescita, reinventando i modelli di sviluppo.

10 novembre 2011
 
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