Veneto, il Tar frena per la seconda volta le brame dei cacciatori

di Oscar Grazioli

L'argomento ha suscitato numerosi commenti e polemiche aspre, a tal punto che vale la pena riprenderlo. Per chi non avesse letto il mio intervento della scorsa settimana, converrà riassumerlo brevemente. La giunta Galan (Veneto) si è riunita di notte, come se si trattasse di un'emergenza funesta, per produrre una delibera fotocopia della prima, bocciata dal Tar regionale del Veneto.


Ha tentato, con questo blitz , di accontentare certe lobby di cacciatori, reintroducendo la possibilità di sparare a uccelli canori e migratori di piccola taglia, quali peppole, pispole e fringuelli, protetti peraltro dalle leggi statali e dal regolamento dell'Unione Europea. Praticamente due giorni dopo, lo stesso Tar del Veneto, su richiesta delle associazioni animaliste (prima di tutte la Lac), ha ribocciato la delibera notturna. Due stroncature in sette giorni. Speriamo che a Galan e compagnia cantante basti per riflettere sulla propria cocciutaggine nel volere favorire una minima parte della popolazione che si diletta a sparare piombini a uccelletti che pesano tra i 20 e i 30 grammi, quando piove.


Quello che ha mosso il Tar a castrare per la seconda volta le brame dei cacciatori (`c` minuscola) di piccola fauna migratoria e insettivora è stata la mancanza del parere dell'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), lo stato di conservazione sfavorevole per le specie di uccelli oggetto delle deroghe e, in particolare, il ricorso reiterato da parte della Regione alla caccia in deroga non come fatto eccezionale, straordinario, così come prescritto dalla Direttiva comunitaria "Uccelli", ma come fatto "ordinario" e continuativo negli anni.


Si tenga conto che queste `ordinarietà` nel far passare le delibere a favore delle cacce in deroga, ha prodotto, e non solo a causa della regione Veneto, danni pecuniari per l'Italia non indifferenti La Commissione Europea ha aperto nel 2004, su ricorso della Lac del Veneto, una procedura d'infrazione contro l'Italia dedicata proprio alle deroghe di caccia della Regione Veneto, procedura ormai arrivata all'esame della Corte di Giustizia. Prevedibile che fioccherà un'altra delle tante multe che l'Italia prende per la non osservanza delle regole comunitarie.


E chi pagherà? E chi paga decine di amministratori che si riuniscono per queste imprese? E chi paga tribunali, avvocati, giudici e tutto l'indotto che ruota attorno alle sentenze dei Tar chiamati a giudicare su norme palesemente inique? Noi, con le nostre tasse. E allora a me non va proprio bene, neanche un po'. A me il canto del fringuello piace e quando vedo un gruppetto di peppole salire e scendere da un faggio, la giornata diventa più serena. Senza volere fare di tutte le erbe un fascio, continuo a sostenere che sparare a uccelletti di pochi grammi che volano per migliaia di chilometri a svernare da noi, già minacciati dall'inquinamento e dai pesticidi, è semplicemente criminale. E io non voglio pagare i crimini con le mie tasse.

09 novembre 2009
 
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