Pit Bull, Rottweiler, Dogo argentino: cani che possono diventare killer. Ma il vero colpevole è sempre il padrone

di Oscar Grazioli

Chi mi ha seguito nei miei interventi sa come la penso nei confronti delle violente polemiche succitate dalle liste delle razze canine più o meno pericolose. In sintesi, penso che le definizioni che si sono susseguite, nel tempo (black list, cani killer ecc.) siano imbecilli e fuorvianti, mentre, dall’altra parte, sono assolutamente convinto che non tutti i cani sono uguali, per una serie di fattori che vanno da quelli genetici a quelli, più importanti, che riguardano l’impiego che l’uomo di questi cani ha fatto. Un setter inglese nelle mani di un profano o, peggio ancora, del bullo di periferia non diventerà mai una vera e propria arma letale come invece può divenire un Pit Bull, un Rottweiler o un Dogo argentino. Questo, per evitare i soliti fraintendimenti, non vuol dire che non ci siano cani di queste razze buoni. Ho decine di clienti che hanno Pit Bull e Rottweiler buonissimi, ma questo non vuol dire che, per la loro attitudine, la loro potenza muscolare e soprattutto il morso “a presa”, se si commettono errori di educazione o peggio si attivano ad arte in loro, vecchie caratteristiche d’irritabilità neuronale, non diventino facilmente cani di comprovata pericolosità. Dove le statistiche le fanno seriamente ( USA, UK ecc.) i Pit Bull rappresentano la razza implicata nel 75% delle aggressioni con esito letale, tant'è che in alcuni paesi europei alcune di queste razze sono vietate, sia per la vendita che per la detenzione.


Detto questo veniamo all’episodio che mi ha fatto riflettere. In una trafficata strada di Manhattan un giovane “homeless” (barbone) di 29 anni dedito ad alcol e droghe si sente male e si accascia in mezzo alla strada iniziando ad avere convulsioni. Nella zona è molto noto e gira sempre con “Star” un Pit Bull che non si allontana mai da lui. Nel video su Youtube (occhio, non per anime sensibili!) si vede un poliziotto che si avvicina al giovane a terra. Il cane abbaia, ma scodinzola. Si vede chiaramente che non intende attaccare. Il poliziotto commette l’errore di andare avanti e, a questo punto il cane corre verso di lui che ha estrattola pistola. Uncolpo secco in fronte e, quel che è sconvolgente, per diversi minuti nessuno soccorre né il giovane né il cane, anzi il poliziotto che ha sparato si attarda a parlare con una donna che sembra protestare per quella violenza gratuita. Apparentemente forse non ci sarebbe molto da discutere se non andando a leggere alcune testimonianze rilasciate alla stampa da chi, sulla 12th street c’era e dai commenti dei lettori. I poliziotti pare abbiano dato alcuni calci al giovane per farlo rialzare, poi hanno voluto fare tutto da soli, mentre a pochi minuti c’era l’assistenza pubblica veterinaria che poteva occuparsi professionalmente del cane e ovviamente un pronto soccorso che poteva inviare un’automedica per l’homeless. Il poliziotto ha sparato in un luogo pieno di gente con il pericolo di colpire qualche passante.


La mia opinione che la sindrome del Cow Boy abbia colpito ancora. C’era tutto il tempo per riflettere e fare intervenire personale esperto e addestrato e non maldestro come questi due “visi pallidi”. Ho la netta sensazione che a loro interessasse molto regolare i conti con l’ubriacone e il suo cane. Tutti e due in una volta. Invece sono entrambi nei relativi ospedali, gravi ma forse in grado di sopravvivere. Non sono certo un buonista, ma questa volta i veri bastardi sono quelli che hanno così commentato:” Crepassero entrambi. Due bestie in meno”.   

17 agosto 2012
 
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