Anche gli animali sono sotto lo sguardo di Dio, che li ha creati con amore

di Oscar Grazioli

Ho avuto un alterco pubblico con Don Mazzi, uno dei sacerdoti più famosi d’Italia che si occupano del recupero di tossicodipendenti. La sua fama deriva soprattutto dalla partecipazione intensiva ai vari talk show televisivi e alla frequentazione, così si dice, dei “salotti buoni”, quelli frequentati da gente che conta e che soprattutto ha un portafoglio gonfio di banconote. Nulla di male, per carità. Don Mazzi mica se le tiene per sé, le offerte che gli arrivano, sport sempre molto praticato da politici e amministratori vari, anche quelli insospettabili (o meno sospettabili). Lui le spende per una causa apparentemente nobile, in realtà discutibile, dal punto di vista meramente filosofico. La maggior parte delle tossicodipendenze ha un colpevole: il tossicodipendente che, può essere approdato all’eroina per mille motivi diversi, umanamente giustificabili (la società malata, i genitori che non hanno sorvegliato, gli amici di scuola che lo hanno tirato dentro ecc.).


Fatto sta che un rilevante numero di drogati non ha nulla a che fare con queste condizioni. Ho frequentato il loro mondo per molto tempo, per motivi di lavoro e come insegnante e posso garantire che una buona percentuale deriva da eccellenti famiglie e non da diseredati dei suburbi milanesi e ha deliberatamente scelto di andare a spaccare vetri di auto per fregare radio e computer, anziché andare a lavorare in fabbrica otto ore al giorno. Se Don Mazzi, in un’intervista al settimanale Chi ha invitato a far donazioni a “chi salva vite umane, invece di spendere soldi per cani e gatti”, potrei anche rispondere che i miei soldi non andranno mai ai figli di papà che, invece del cartellino da timbrare, hanno scelto la via più facile del consumo e spaccio di paradisi artificiali.


Ma non sono così cattivo, anche perché, ribadisco, ne ho conosciuti a decine di drogati e tutti hanno il diritto di essere aiutati nel miglior modo possibile e anche con i miei soldi, almeno inizialmente. Da qui ad affermare che i soldi spesi per cani e gatti sono gettati via però, ce ne corre e qui il sacerdote sbaglia di grosso, rimangiandosi quel poco di stima che gli avevo concesso in passato. Se il proprietario di un cane o di un gatto deve vergognarsi perché spende due soldi per il loro benessere, come deve sentirsi chi compra un abbonamento in tribuna al Mezza o chi acquista il biglietto in platea per la prima della Scala (presentandosi con relativa pelliccia di visone) o chi compra abiti da 20.000 euro l’uno all’ultima sfilata di moda?


Ho scritto a Don Mazzi che l’amore è una torta infinita. Se una fettina la si riserva al proprio cane c’è da esserne orgogliosi, perché ne rimane un’immensità per tutti gli altri scopi. Per fortuna c’è un altro sacerdote che ha risposto a Don Mazzi scrivendo che “anche gli animali sono sotto lo sguardo di Dio, che li ha creati con amore. Perciò dobbiamo prendercene cura, sapendo che non siamo padroni della Creazione, ma suoi custodi”. Si tratta di Don Franco Manzo, parroco di S. Massimo a Torino, noto perché il 4 ottobre (S. Francesco) benedice cani, gatti, conigli e canarini sostenendo che “Chissà, forse li rincontreremo in Paradiso”.


Francamente, da laico, non credo c’incontreremo ancora in un al di là improbabile. Ed è per questo che mi dò da fare qui, su questa terra finchè ho ancora tempo. Mi dò da fare per loro, nostri “fratelli minori”, ma anche per quelli “maggiori” che soffrono e sopportano le angherie dei prepotenti, di chi ha la forza e nonla ragione. Maquesta è un’attività che non mi piace andare a sbandierare il giro, in salotti e talk show.

20 aprile 2012
 
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