Per dar lustro a cinque minuti dell'Aida non vale la pena di maltrattare due poveri cavalli

di Oscar Grazioli

 Francamente questa volta sono un tantino in difficoltà allora giro la frittata verso di voi. Ignoro se abbiate sentito parlare della polemica nata a causa dell’Aida di Zeffirelli. Cosa? Siete molto più favorevoli a Blasco che a Verdi? Bah, ognuno ha i suoi gusti, ma non mi riferivo all’opera lirica del Giuseppe parmense che ha debuttato ieri l’altro alla Scala, prendendosi peraltro generose razioni di fischi e proteste. O meglio, la polemica non è stata scatenata da un direttore d’orchestra e da musicisti considerati dal pubblico men che mediocri (e per questo fischiati), ma dal fatto che il famosissimo regista ha voluto, a tutti i costi, che entrassero in palcoscenico due cavalli. Quando, durante il cosiddetto “trionfale” dell’Aida, sfilano i carri che portano il bottino strappato ai vinti (gli Etiopi), di solito ormai si sopperisce alla presenza di animali in carne ed ossa con allegorie, figure immaginarie ed escamotage di vario genere. Un po’ perché la gestione di animali di grosse dimensioni è problematica e un po’ perché in diversi regolamenti comunali vige il divieto di far”lavorare” gli animali in spettacoli pubblici, i registi cercano volentieri alternative all’uso dei cavalli. Ricordo che, quando ero bambino, i miei genitori (melomani anche per mestiere) mi portarono all’Arena di Verona a vedere un’Aida dove, durante il “trionfale” entravano in palcoscenico cammelli e dromedari e ricordo che fece scalpore la rappresentazione della stessa opera verdiana in cui qualcuno, di dubbio gusto, portò sul palcoscenico addirittura degli elefanti, onde ricreare il clima africano.


La LAV ha duramente contestato l’utilizzo dei due cavalli da parte di Franco Zeffirelli, con la seguente motivazione: “I due cavalli, improvvisati loro malgrado attori, provengono da una scuderia della provincia di Biella. Ciò significa che per ogni giorno di prove e di spettacoli devono subire un trasporto di circa tre ore, tra andata e ritorno. Uno stress al quale si deve aggiungere anche quello relativo alla presenza sul palcoscenico, in un ambiente rumoroso e tutt’altro che idoneo.” Dato che il cavallo è notoriamente animale neofobico (teme tutto quanto è nuovo) nessun addestramento è in grado di eliminare il suo stress nell’affrontare ambienti e situazioni a lui non consoni.


Le ragioni del regista, nell’incaponirsi ad usare i due cavalli, sono semplicemente dovute al fatto che voleva rievocare la “sua” prima Aida dove effettivamente erano prsenti sul palco i cavalli (qualche decennio fa), le ragioni degli animalisti sono che i tempi non sono più quelli di una volta e fare affrontare ore di viaggio quotidiano, più carico, scarico, presenza in ambiente rumoroso (si pensi alle trombe del trionfale) e affollato, sfiora il maltrattamento di animali, quando un estroso come Zeffirelli avrebbe potuto risolvere la faccenda in modo artisticamente valido senza usare animali. Dello stesso avviso il garante degli animali di Milano e l’assessore meneghino con delega al welfare degli stessi.


Personalmente credo che siamo lontani dal maltrattamento, ma se devo far viaggiare per ore tutti i giorni due cavalli, caricarli e scaricarli, sottometterli a un casino infernale e a gente sconosciuta,  perché mi “abbelliscano” per cinque minuti (sì e no) l’opera, allora dico che ha ragione la LAV e che Zeffirelli sarà forse un genio, ma “de coccio”. A voi il giudizio ora.


           


 


 

17 febbraio 2012
 
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