

Come tutti sappiamo la vita media delle persone è aumentata negli ultimi decenni in misura impensabile. Parlo dei paesi occidentali ovviamente e l’Italia è tra i dieci stati più longevi al mondo, con i suoi 66 milioni di abitanti e oltre il 20% di persone con un’età superiore ai 65 anni. Oggi la donna italiana ha un’aspettativa di vita che viaggia attorno agli 85 anni, mentre l’uomo si ferma qualche anno prima. Il problema drammatico però è il “come” si arriva oltre i 90 anni, magari assumendo 14 pastiglie al giorno, con gravi malattie debilitanti o addirittura devastanti (si pensi alla demenza senile e all’Alzheimer), una badante a tempo pieno che non basta o la casa protetta per anziani, vero e proprio lager che non ha nulla da invidiare a quelli canini.
Alla stessa stregua delle persone, anche i nostri animali d’affezione (i cosiddetti pet) raggiungono oggi un’età media impensabile solo 20 anni fa. Vedere cani di 16 anni e gatti di 18 non è più una rarità, ma un evento abbastanza comune e, se il gatto arriva spesso in piena forma a queste venerabili vette, non si può dire altrettanto per il cane, che subisce un declino molto più marcato, sia dal punto di vista fisico che psichico, un po’ come accade per l’uomo. Sono molto rare, per fortuna, le forme di demenza senile, ma le articolazioni dei cani (specie quelli di media/grande taglia) e la trasmissione dell’impulso nervoso ai muscoli, subiscono danni rilevanti, compromettendo spesso la mobilità dell’animale. Se a tutto ciò si aggiunge che gli anziani tendono a vivere nel centro della città o del paese dove, vuoi per la costruzione delle vecchie case, vuoi per le protezioni delle Belle Arti, non è possibile alloggiare ascensori, ecco che le situazioni possono assumere proporzioni drammatiche. L’anziana vedova cui è rimasto, come unico affetto, il cane, vecchio anche lui e non più in grado di fare agevolmente due piani di scale, come potrà portarlo fuori 4 volte al giorno? Se lo carica su braccia minate dall’artrite e lo fa pesare su anche e ginocchia deformate dalle artrosi e doloranti anche quando cammina su un pavimento?
Proprio l’altro giorno, una mia cliente con un cane di 16 anni e 30 Kg di peso, piangeva disperata per il terrore di non riuscire più a tenerlo. Il cane è ancora vigile, mangia e apparentemente non se la passa male, ma le zampe si rifiutano di fare un piano di scale. Lei, sessant’anni e un’artrite reumatoide, si faceva aiutare dalla mamma di 86 anni a portarlo su e giù, ma la mamma adesso si è fatta male e da sola non ce la fa proprio. Abbiamo pensato a un carrello a batteria, di quelli in uso per portare pesanti elettrodomestici in abitazioni ai piani alti dove manca l’ascensore. Al posto del piano dove mettere il frigo una gabbia o un contenitore dove piazzare il cane. Forse potrebbe andare ma ci sono due problemi: dai 5 ai 6000 euro di costo e nessuna ditta che sia disposta a verificare almeno l’operatività del carrello.
Avrebbe un senso che lo stato o la regione o il comune mettessero a disposizione contributi per ausili abilitativi in tali condizioni? O Grazioli, visti i tempi cupi, sta delirando?
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