Reggio Emilia: ecco i diritti di cani, gatti, crostacei e astici e le altre regole a favore del benessere animale

di Oscar Grazioli

Come altre amministrazioni pubbliche, la provincia di Reggio Emilia (la mia città) ha emanato, pochi giorni orsono, un regolamento a favore del benessere animale che tutti i comuni sarebbero tenuti a votare e adottare. Una serie robusta (anche troppo) di regole, alcuni delle quali del tutto utopistiche, che favoriscono i diritti dei nostri fratelli minori, i cosidetti animali da compagnia o d’affezione, ma non solo, visto che si prendono in considerazione anche i diritti dei crostacei e degli astici, durante o meno la fase di commercializzazione (divieto del ghiaccio secco, della legatura delle chele ecc.).


Senza volersi addentrare troppo in questa notevolissima iniziativa che si pone all’avanguardia per la tutela dei nostri pet (sena considerare che mancano i controlli purtroppo) c’è una norma che ha destato la mia attenzione, più delle altre e della quale mi piacerebbe conoscere il vostro parere. Dice, in soldoni, il provvedimento che chi possiede un cane non può rinunciarvi così “sic et simpliciter”, magari chiedendo a un canile o a un’associazione di volontariato di prendersene carico, ma è obbligato a inoltrare una formale richiesta al sindaco, con descritte chiaramente le ragioni per le quali il lecito proprietario intende rinunciare al quattrozampe che l’anagrafe canina ha nei suoi archivi a suo nome.

A una prima lettura sembra che questa norma sia del tutto condivisibile, in quanto dovrebbe ostacolare il possesso sfrenato e poco oculato di chi magari, per soddisfare la voglia di Carletto, ha comprato o adottato un cagnolino per poi disfarsene a voglia passata. E’ quanto accade a centinaia di animali, d’ogni specie, per le feste di Natale. La prima riflessione che mi fa nascere diversi dubbi è che tale normativa possa essere rivolta solo ai cani, in quanto per questa specie esiste l’obbligo d’iscrizione all’anagrafe canina. Tutti gli altri animali, dal coniglietto nano, al gatto, dalla tartaruga al criceto, non avendo nessun obbligo d’identificazione del possesso, continueranno a fare la fine dei peluche inevitabilmente con rarissime sanzioni, data la difficoltà, do “beccare” in flagrante chi commette l’abbandono.

Ma quel che ancor più mi fa dubitare dell’assennatezza del provvedimento è il problema della potenziale aggressività del cane. Faccio un esempio: per mille motivi (alcuni dei quali ancora del tutto ignoti anche al miglior veterinario comportamentalista) facciamo l’ipotesi che il cane di casa morda in modo abbastanza severo il bambino o la nonna in età molto avanzata. La motivazione non è chiara, ma il ricovero in ospedale di uno dei due morsicati è un fatto. A questo punto il proprietario che dovrebbe fare, se non se la sente più di rischiare l’incolumità della famiglia? Inoltrare regolare domanda per la rinuncia al cane nell’attesa che i tecnici, nominati dal sindaco gli dicano come comportarsi? Magari essere obbligato a tentare il recupero psicologico del cane? E se, in questo tempo, il cane dovesse, a causa d’ignoti problemi mentali, ripetere la sua violenza contro qualcun altro?


            Io ho le mie idee ma m’interessa conoscere le vostre. Grazie.


             

20 gennaio 2012
 
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