Esercito, direttive fascistissime, Lombroso: in vigore il censimento dei tatuaggi dei militari

di Luca Marco Comellini

La direttiva sul censimento dei tatuaggi dei militari dell’Esercito Italiano è entrata in vigore.  Il Ministro Di Paola è sicuramente troppo impegnato a cercare di realizzare il suo progetto di revisione dello strumento militare, unico modo per recuperare importanti risorse da destinare al mercato degli armamenti, ma non posso credere che non abbia trovato nemmeno 5 minuti per chiamare il generale Graziano e chiedergli almeno cosa stesse succedendo in merito alla vicenda “tattoo” che a cavallo del torrido ferragosto è balzata in testa sulle cronache di tutti i più importanti quotidiani.


Sicuramente i lettori ricorderanno che lo scorso 26 luglio l’ufficio generale del Capo di stato maggiore dell’Esercito diramò, agli alti comandi della Forza armata, una direttiva sulla regolamentazione dell’applicazione dei tatuaggi per i militari, chiedendo ai destinatari eventuali suggerimenti e quando la notizia ha fini sui giornali lo stato maggiore dell’esercito si è sbrigò a precisare la non era ancora stata emanata. Ora quella direttiva è entrata in vigore. Lo scorso 11 settembre il generale Graziano, capo di stato maggiore dell’Esercito, l’ha approvata dandogli immediata applicazione nei confronti di tutti i militari dell’Esercito che, quindi, adesso saranno obbligati sottoscrivere un’apposita dichiarazione preconfezionata  in cui dovranno dichiarare se, o meno, hanno tatuaggi sul corpo, dove sono posizionati e come sono fatti, facendo ben attenzione a non mentire perché potrebbero essere sottoposti a “ispezioni corporali” dai loro comandanti ai quali la disposizione affida il compito di decidere sull’offensività o meno del tatuaggio.


Se nel mese di agosto avevo ironizzato sulla questione scrivendo sul social forum di Tiscali un articolo dal titolo “Giù gli slip: mi faccia vedere se ha tatuaggi nelle parti intime”. Generali morbosi o “leggi fascistissime”? oggi non posso far altro che rammaricarmi del fatto che il Ministro della difesa abbia ritenuto di non dover intervenire sulla questione, che a questo punto non è solo formale ma implica libertà e diritti che sono chiaramente e pericolosamente messi in discussione . Adesso è chiaro che il vertice dell’Esercito intende "schedare" il personale in base all'uso di simbologie e quindi ai gusti e alle opinioni che queste possono rappresentare. Una tecnica di schedatura che potrebbe essere utilizzata per punire i nemici e proteggere gli amici, visto che l'eventuale offensività del tatuaggio è rimessa alla valutazione ampiamente discrezionale del titolare dell'azione di comando.


Sono ben altri i problemi che affliggono il personale dell'Esercito e di cui dovrebbe interessarsi il generale Graziano, e spingersi poi fino al punto di richiamare nella direttiva una pubblicazione del 1876 di Cesare Lombroso "L'uomo delinquente", in cui si mette in stretta correlazione il tatuaggio con la degenerazione morale, equivale a dire che chi è tatuato è un delinquente e ciò mi sembra assolutamente fuori luogo e offensivo, nella considerazione che ci sono interi reparti operativi dell'Esercito che hanno nel tatuaggio una vera e propria tradizione.  Allora Ministro Di Paola che fa? Interviene oppure aspettiamo che siano i giudici, come al solito, a risistemare le cose?Oggi sono i tatuaggi, domani il colore degli occhi e dei capelli. A quando le leggi razziali?

(Il bacio del soldato: immagine tratta da tattooartists.org)

20 settembre 2012
 
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