Croce Rossa e privatizzazione: toglierla dalle mani della banda "bipartisan" dei furbetti del quartierino

di Luca Marco Comellini

In questi giorni sembra che ai mezzi d'informazione sia sfuggito – e non so quanto casualmente - il fatto che anche questo governo dei tecnici non sia riuscito a salvare la Croce Rossa dal tiro incrociato della banda "bipartisan" dei furbetti del quartierino. Sicuramente le notizie che fanno più audience sono quelle sul terremoto in Emilia, sulla bomba Grecia e quelle sull'evidente imbarazzo "peloso" di una classe/casta politica che tenta di riciclarsi inventandosi iniziative che sanno di stantio ancora prima di essere annunciate, oppure quelle sull'eterno teatrino che vede contrapposto il vecchiume istituzionale nella veste di "moralizzatore del piffero" all'insopportabile e nauseabonda accozzaglia di politicanti e faccendieri troppo intenti a salvare il bottino racimolato in anni di saccheggi ai danni degli italiani (piuttosto che farsi da parte e prendere atto dell'esplosiva situazione in cui versa il paese), eppure la CRI costa allo Stato ben 180 milioni di euro all'anno.


Nell'ottobre del 2008 la disastrosa situazione in cui versava la CRI era stata il principale motivo della nomina dell'ennesimo commissario straordinario che avrebbe dovuto traghettare l'associazione verso un risanamento e alla costituzione degli organi statutari. Verso la fine dello scorso anno c'è stato un primo tentativo di giungere all'emanazione di un decreto di riorganizzazione della Croce Rossa ma il governo ha dovuto prendere atto dell'inutile decorrenza del termine per l'esercizio della delega e quindi è ricorso all'escamotage di inserire la proroga di un termine già scaduto nel mille proroghe (e ciò già solleva forti dubbi di costituzionalità). Sinceramente avrei pensato che almeno questo governo di tecnici che aveva già inciampato una prima volta sugli aspetti della legalità dell'iter per emanare gli atti governativi sollevati puntualmente dalla deputata radicale Maria Antonietta Farina Coscioni, nell'ambito della discussione per l'espressione del parere da parte della Commissione Affari sociali della Camera, a seguito della cui presa d'atto era stato costretto a correre ai ripari prorogando il termine di scadenza imposto dalla legge delega (L. 183/2010), avrebbe fatto tesoro dell'errore.


E invece no. Verso la fine del mese di maggio scorso una bozza dello schema di decreto legislativo di riordino della CRI ha cominciato a circolare in rete a opera delle organizzazioni sindacali e di qualche volenteroso "volontario", sollevando immediatamente una ridda di contestazioni, tutte più o meno condivisibili. Io quel testo l'ho definito senza mezzi termini "l'assalto dei furbetti del quartierino al patrimonio della Croce Rossa". Il Governo, dopo un iniziale tentativo di emanare lo schema di decreto si è reso conto dell'impossibilità di andare avanti con il programma e ha preso atto dell'impossibilità di riuscire a emanarlo entro il 30 giugno prossimo, dandone poi comunicazione – ufficiosa- nel corso di una riunione con le organizzazioni sindacali svoltasi lunedì 11 giugno, presso il Ministero della salute. Ancora oggi non mi risulta che Consiglio dei ministri abbia approvato uno schema di decreto legislativo riguardante il riordino della CRI, e quindi, a meno di una nuova improvvisa proroga del termine, ritengo si possa già parlare del fallimento di questo ennesimo tentativo di riorganizzazione dell'Associazione che del resto sarebbe stata smembrata senza alcun criterio legale e logico (come osservato il 31 maggio scorso anche dalla Ragioneria Generale dello Stato - MEF), con buona pace dei soci, dei lavoratori, dei precari e del commissario straordinario che il 30 settembre terminerà il suo mandato.


La Croce Rossa quindi si troverà forse nelle stesse condizioni di quando il governo berlusconiano ritenne necessario commissariarla «Considerate le gravi carenze e irregolarità di gestione dell'associazione, in particolare emerse dalla verifica amministrativo-contabile effettuata dall'ispettorato generale di Finanza della Ragioneria generale dello Stato, presso il Comitato centrale [...]» senza quindi che l'obiettivo sia stato centrato. La partitocrazia da decenni la usa la CRI per i suoi interessi e giochetti di potere elettorale. Spero che almeno questo governo di tecnici non abbia l'intenzione di continuare ancora a "sparare sulla Croce Rossa" - sarebbe veramente il colmo – ma invece sia determinato a toglierla dalle mani dei partiti per restituirla,  finalmente,  ai suoi legittimi proprietari: i soci e i volontari.

18 giugno 2012
 
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