La forza di un paese non è nei simboli che vuole mettere in mostra.

di Luca Marco Comellini

In questo periodo che vede gli italiani alle prese con la crisi economica e con il terremoto, ridurre la parata militare escludendo la sfilata di truppe a cavallo e mezzi comprese le Frecce tricolori è il chiaro segnale che volendo - ma solo volendo - si potrebbe abolirla definitivamente. Da più parti i poco informati “megafoni” dei generali e dei politicanti militaristi alla “armiamoci e partite”, hanno affermato che rinunciare alla parata militare non porterebbe alcun risparmio. Non è vero. Che queste idiozie le dica qualche politico non fa molto testo in questo periodo, dove spesso fanno a gara a chi la spara più grossa, ma quando provengono da cariche istituzionali o rappresentanti delle forze armate l’effetto è quello di “salviamo il salvabile”.


Se i mezzi non si spostano non ci sono spese di carburante e trasporti, se il personale confluito su Roma in missione viene rimandato ai reparti di appartenenza non ci sono più le spese di missione, gli straordinari e le indennità varie. Quindi, di tutto quello che fino ad ora è stato soltanto effettivamente “spesato”, cioè il circa 3 milioni di euro, alla fine sarebbero interamente risparmiati con l’eccezione dei costi per il montaggio e smontaggio delle tribune che invadono via dei Fori Imperiali, e le diarie di missione spettanti al personale per ogni giorno di effettivo impiego.


Che il presidente della Repubblica abbia espresso il suo pensiero è normale, anormale è invece farlo passare per il volere degli italiani che evidentemente sono stanchi di queste esibizioni inutili, e comunque costose, fatte mentre il paese è dilaniato dalla crisi e da catastrofi naturali. Il comune sentire, caro Giorgio, non è quello di dover a tutti i costi celebrare la ricorrenza del prossimo due giugno con parate e altre iniziative riservate a pochi intimi, è quello della distanza e della distrazione di un capo famiglia che appare più impegnato a voler apparire che essere realmente il simbolo dell’unità nazionale, prediligendo allo sfollato dell’Emilia gli interessi dei generali. Interessi che sono stati difesi con una decisione, quella di dichiarare il lutto nazionale solo il 4 giugno, che non è piaciuta e che è sembrata voler dire: “Già che ci siamo godiamoci lo spettacolo che per il lutto nazionale c’è sempre tempo”.


Eppoi, far pagare i danni del terremoto aumentando le accise sui carburanti e quindi colpire l’economia del paese e delle famiglie italiane, è il solito metodo di chi non ha risposte ma pretende di essere ascoltato. Gli italiani sono sempre stati pronti e solidali in ogni occasione ma mettergli ancora le mani in tasca per non togliere privilegi e vizi alla casta ma questa volta il sapore della beffa è ancora più amaro. Caro Giorgio, cos’è che ti impedisce di annullare la parata militare e le celebrazioni e quindi in segno di lutto per le vittime della Repubblica , per quelle del dovere, del servizio e dello Stato, e per le vittime del terremoto, limitarti alla sola deposizione della corona d’alloro all’Altare della Patria e fare tuo il pensiero di tutti gli italiani dichiarando che la forza di una nazione non è nei simboli  che vuole mettere in mostra, ma nei cuori delle genti e nella loro volontà di lottare per rialzarsi e con determinazione, quando le avversità li abbattono, affermare quell’unità che lega il paese.


Ecco, questo è quello che oggi pensano gli italiani, e tra loro quelli che il 2 giugno saranno obbligati a sfilare con l’amaro in bocca al pensiero dei loro colleghi che in quello stesso momento verseranno il loro sudore per aiutare il paese a superare l’emergenza e non per soddisfare l'ego di un manipolo di vecchi generali, politicanti e faccendieri.


 

31 maggio 2012
 
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