E se cominciassimo a usare la legalità, il diritto e i diritti per abbattere le “caste”?

di Luca Marco Comellini

Mentre per un verso i relatori alle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera sulla manovra economica (D.L. 201/2011) e i rappresentanti del Governo cercano di reperire ulteriori risorse per 5 miliardi di euro affermando convintamente che «le proposte che non incideranno in modo negativo sui saldi della manovra verranno considerati positivamente», dall'altro, guardandosi bene dall’intaccare determinati privilegi, dichiarano inammissibili proprio quegli emendamenti che il deputato radicale Maurizio Turco, cofondatore del Pdm, ha presentato per eliminare privilegi alla casta dei militari (472 milioni/anno), per unificare le Forze di polizia (4 miliardi/anno) e per ripristinare la gratuità del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica come mezzo di difesa del cittadino meno abbiente dalle prevaricazioni delle pubbliche amministrazioni.


Sono comunque oltre 500 gli emendamenti scartati, alcuni giustamente, altri per mancanza di coraggio e, nonostante il clima di totale indignazione popolare, mi sorprende dover assistere ancora una volta alla difesa d'ufficio degli interessi delle "caste" tra cui spiccano,  non ultime, anche quella dei militari e quella ecclesiastica militare.


"Interessi" che certamente hanno determinato la dichiarazione di inammissibilità di quegli emendamenti colpevoli di aver toccato «norme di carattere ordinamentale anche riferite al trattamento economico dell'ordinario militare, le quali, pur determinando risparmi destinati al Fondo ammortamento titoli di Stato, - come si legge nel resoconto delle Commissioni Bilancio e Finanze - incidono su un'intesa tra Ministero dell'interno e CEI, in ordine al suddetto trattamento economico» ed è altresì evidente che l'auspicata unificazione delle Forze di polizia non sia riuscita a superare le forti resistenze nei vertici militari, sempre più timorosi di perdere poteri e posti di comando.


Basta leggere nei resoconti delle Commissioni parlamentari dell’esclusione di determinate proposte emendative per rendersi conto che lo spirito di questa manovra sarà solo quello di "cambiare tutto per non cambiare nulla": a pagare saranno sempre i soliti.


E allora come cittadino mi sento in dovere di invitare tutti coloro che vivono e lavorano nelle caserme –  “cuore pulsante del Paese” come ha dichiarato lo stesso Presidente Monti solo lo scorso 4 dicembre, rivolgendosi ai militari e poliziotti –, i dipendenti delle pubbliche amministrazioni ad osservare il più scrupoloso controllo e rispetto della legalità, del diritto e dei diritti, con la consapevolezza che con le loro azioni sapranno essere la parte attiva di un movimento legittimo e pacifico che sarà  capace di far emergere quelle criticità che sono il frutto della cronica carenza di fondi, sanabile con le risorse recuperabili dall’eliminazione dei privilegi e delle prebende che la partitocrazia continua a voler pagare alle caste, comprese quelle dei generali: militari o preti che siano.


Per fare un esempio di un settore che conosco molto bene, basta solo pensare a cosa potrebbe accadere se i molti militari e carabinieri che oggi - per l'alto senso del dovere che li guida – continuano a svolgere il loro servizio in condizioni o in ambienti fatiscenti o dove sono assolutamente mancanti il rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro o sono costretti ogni giorno a dover combattere il crimine senza mezzi o a dover anticipare di tasca propria i soldi per andare a fare i servizi fuori sede. Se questi uomini e donne decidessero di voler svolgere il proprio lavoro solo in presenza di condizioni di assoluto rispetto delle norme si fermerebbe ogni attività della Difesa e della Sicurezza, e quindi dello Stato.


Forse è venuto il momento di dire basta ai privilegi delle "caste" (militari ed ecclesiastiche) che sottraggono importanti risorse economiche al Paese, che solo nei Comparto difesa e Sicurezza sono valutabili in 472 milioni di euro all’anno, forse è anche il momento di dire basta a quelli che si oppongono all’unificazione delle Forze di polizia e alla riduzione degli armamenti. Ci costano oltre 7 miliardi di euro all’anno. Soldi che ora pagheremo con nuove tasse. Tutto questo il Presidente Monti non lo può e non lo deve ignorare se vuole veramente salvare il Paese e quindi, per adesso, il mio è solo un’appello a un maggiore senso di responsabilità e coraggio per arrivare varare una manovra che - lo spero - sia veramente equa.  


 


 




12 dicembre 2011
 
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