Mi indignano le parole dell'onorevole Pepe sul vitalizio

di Luca Marco Comellini

Mi indignano le parole dell’onorevole deputato Mario Pepe che ho letto in alcune agenzia di stampa in merito alla questione relativa al vitalizio di cui godono i parlamentari. Pepe, pidiellino di elezione, passato dai responsabili al gruppo misto e poi dallo scorso 5 luglio al "Misto Repubblicani Azionisti" ha preso parte alla trasmissione la "Zanzara" su Radio 24 e quando il conduttore della trasmissione gli ha domandato «Ma lei ha bisogno della pensione per sopravvivere?» il deputato ha risposto «Sì, certo. Sarei in difficoltà. Se toccassero il mio vitalizio sarei in difficoltà. Facevo il medico e faccio il parlamentare da 12 anni. Prenderei solo una pensione da 1200 euro al mese. Una miseria. Tra pochi giorni compio sessant'anni - ha spiegato Pepe - e chiusa questa legislatura avrò diritto al vitalizio, dopo tre legislature poco più di tremila euro.


Ma c'e' un clima giacobino contro i vitalizi, soprattutto da parte dei parlamentari al primo mandato che vorrebbero tagliare anche quelli del passato.». Pepe incalzato insiste nella sua tesi «Si ricordino che la vita del parlamentare e' breve, mentre la vita delle istituzioni sfiora l'eternità. Distruggono il decoro delle istituzioni. Così si rendono i parlamentari schiavi del bisogno. Invece dei vitalizi, si intervenga sul numero dei parlamentari». Ma lei non si sente un privilegiato? - ha insistito il giornalista - «Assolutamente no.  – gli ha fatto eco il parlamentare- E poi diciamo la verità, non riceviamo una pensione, ma un giusto assegno di reinserimento nella società.» E poi fa un esempio che sicuramente – a mio avviso - avrebbe fatto meglio a evitare: «Ma lei lo sa quanti matrimoni ho fatto quest'anno come testimone di nozze e quanti regali ho portato? Ventuno, ventuno matrimoni. Il deputato è come un ufficiale di collegamento con i cittadini, tiene i rapporti con la gente, gli elettori, sente le loro esigenze, i loro bisogni. Tutto questo costa. Ci sono spese che, faccio un esempio, un professore di liceo non ha.»


È evidente che il signor Mario Pepe, deputato di lungo corso, vive una realtà tutta sua e poco importa se nell’Italia di oggi ci sono giovani e anziani che anche con meno di 1.200 euro al mese  con moltissimi sacrifici riescono a sopravvivere dignitosamente, per non parlare poi dei poliziotti e militari che per quella cifra rischiano la vita ogni giorno. Il ragionamento di Pepe a suo modo di vedere non fa una piega, e credo che sia non sia il solo parlamentare a pensarla in quel modo. Io però non entro nel merito della questione, semplicemente perché lo spazio a mia disposizione non basterebbe per scrivere tutto ciò che penso sul trattamento economico di cui godono i politici, ma non solo quelli. Allora legittimamente mi domando se il deputato Pepe abbia scelto di fare politica e quindi di candidarsi per spirito di servizio verso il Paese al quale ha pensato di dover dare il suo contributo d’idee, oppure se l’ha fatto per quei privilegi e quei non trascurabili benefici economici che l’incarico garantisce, purtroppo indiscriminatamente, a tutti; anche a quelli che lo scranno parlamentare l’hanno visto per un solo giorno e a quelli che pur essendo in carica sono campioni di assenteismo.


Ecco, non voglio aggiungere altro e lascio ai lettori ogni commento in merito, nella convinzione che la dignità di un uomo non si misura dai regali che porta a un matrimonio e quanto spende per ascoltare i bisogni della gente comune. Non l’apparire, ma “l’essere” è ciò che manca oggi nella politica.




05 dicembre 2011
 
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