Il Cocer, i servi e il popolo sovrano: breve riflessione sui diritti negati ai militari

di Luca Marco Comellini

C’era una volta la Costituzione, il Cocer, i servi e il popolo sovrano: breve riflessione sulla negazione di un diritto ai militari che prelude all’avvento del regime. «La Costituzione e i principi ch’essa promana, volti a estendere gli universali diritti di democratica partecipazione alla vita sociale e politica del paese, sono spesso calpestati da coloro che, più di ogni altro cittadino, hanno il dovere di difenderli dalle recrudescenze di antidemocraticità e dai pericoli del totalitarismo».  Anche quest’anno, come già avvenne nel 2009, il Governo ha ben pensato di togliere ai cittadini militari il diritto di voto. E lo ha fatto nel modo più subdolo, inserendo un emendamento ad hoc nel c.d. “milleproroghe”.


In questo modo la Costituzione repubblicana, il simbolo dell’Italia democratica e antifascista, è stata brutalmente stuprata da un manipolo di presuntuosi servi del regime, ormai avezzi a difendere esclusivamente gli interessi propri e del proprio partito; della propria banda. E se tra questi interessi rientrano pure quelli di una rappresentanza militare, ormai assuefatta agli agi del non fare, alle inchieste giudiziarie, che si presta a essere lo strumento di una violenza tanto grave perpetrata ai danni del diritto di altri cittadini che indossano la medesima uniforme, nulla importa. Nemmeno all’opposizione di governo; se mai esista ancora.


Allora, è ancor più evidente che il “marcio” è comune ad entrambi i soggetti che apertamente lo confessano, gli uni offrendo ingiustificate proroghe e protezioni, gli altri millantando la loro superiorità rispetto ad altri cittadini militari ai quali essi stessi non riconoscono più quei medesimi diritti che una volta per primi reclamavano con forza. «Io sono io e voi non siete un cazzo!» , diceva Alberto Sordi nella sua insuperabile interpretazione del Marchese del Grillo, ma come nella finzione di allora vi sono ancora oggi dei «Marchese del Grillo» pronti a titolarsi di meriti e onori che non li elevano oltre il dover piegare la schiena al potere che li sovrasta; poveri uomini di scarsa cultura i cui principi non valgono neanche quei famosi “trenta denari” che il collettivo immaginario popolare attribuisce a coloro che usano tradire.


Eppure alcuni di questi, una volta fieri tutori dello Stato e della legalità; ieri orgogliosi dalla loro momentanea vittoria che li ha posti al disopra dei diritti dell’altro, per  comodo o per l’altrui presunzione ch’essi possiedano quel raro “ben dell’intelletto” che forse non hanno mai avuto rispetto al popolo militare verso il quale vantano l’inesistente potere di rappresentanza; oggi, invece, tramano nella consapevolezza di non poter essere più prorogati, è come il loro padrone, temono il giudizio del popolo e quello dei giudici. Con questa breve premessa spero di aver reso chiaro che i provvedimenti di proroga dei Cocer, di cui sta godendo a piene mani l’attuale mandato della rappresentanza militare, ammorba la difficile esistenza del “diritto” dei cittadini militari a poter eleggere liberamente i propri rappresentanti. La proroga è la mancia data dal padrone al suo più fedele e prono servitore: il Cocer.


Tornando alla realtà del provvedimento di proroga  – in quanto del tutto incongruo rispetto allo scopo dichiarato – esso è sicuramente illegittimo per totale mancanza o mera apparenza della motivazione e il  Ministro della Difesa, che già nel 2009 e poi nel 2010, e ancora nel 2011, intese giustificare una simile scelta in quanto - a suo dire – gli attuali delegati sono gli unici in grado di poter tutelare il personale e seguire i lavori parlamentari su discussioni già avviate che intanto sono scomparse dai calendari dei lavori del Parlamento. È assai facile poter notare che il differimento delle attività elettorali stabilito dal Governo, adesso al 30 aprile 2012, viola il principio d’imparzialità ed è chiaramente ispirato a favoritismi nei confronti di determinati soggetti a scapito di altri.


Il provvedimento assunto, infatti, non persegue l’interesse pubblico bensì l’interesse personale dei membri dei Consigli della rappresentanza militare, che prossimi alla scadenza si sono nuovamente visti – perché lo hanno chiesto - prorogare per l’ennesima volta il proprio mandato, confermando il sospetto che il Governo abbia deliberatamente agito per fini diversi da quelli per i quali la legge gli ha in astratto attribuito o che la sua azione sia rivolta piuttosto al perseguimento di altri interessi, ovvero di quelli di determinati soggetti o gruppi (cricche) che possono trarre vantaggi dal silenzio degli uni o dal non fare degli altri, o allo scopo di fare affari o ancora pagare un prezzo per determinati silenzi.


Gli organi della rappresentanza militare assolvono, nell'assetto organizzativo prefissato dal decreto legislativo 66/2010, a funzioni di pubblico interesse e svolgono compiti legislativamente stabiliti, in cui si riflettono interessi della collettività militare; essi sono pertanto soggetti – al pari degli altri organi di amministrazione consultiva e di controllo dello Stato – che non si sottraggono alle disposizioni del D.L. 16 maggio 1994, n. 293, convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, L. 15 luglio 1994, n. 444.


La normativa che ho citato disciplina, con principi generali uniformi, la proroga degli organi amministrativi temporanei oltre la scadenza per ciascuno di essi prevista, nonché le conseguenze delle omesse ricostituzioni degli organi medesimi, al fine di assicurare la legalità, il buon andamento e l'imparzialità dell'organizzazione amministrativa imposti dall'articolo 97 della Costituzione. Principi, questi ultimi, che sembrano essere stati dimenticati da molti.


A questo punto, e per finire, questa riflessione potrebbe servire come esempio, anche ai più fervidi sostenitori dei partiti della maggioranza, per domandarsi tra i tanti disastri che si succedono da sei decenni, se sia la legalità dello Stato nelle sue differenti forme ed espressioni a essere pericolosamente minata dagli interessi personali di questi soggetti, oppure se anche questo sia semplicemente la conferma che chi ci governa oggi considera la Costituzione un impiccio, trascurabile e di poco conto.




12 settembre 2011
 
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