Croce d'Oro al Merito dell'Arma dei carabinieri al generale David Howell Petraeus, un controsenso

di Luca Marco Comellini

Scorrendo le agenzie di stampa questa mattina ho letto che il Ministro della difesa, Ignazio La Russa ha consegnato la “Croce d'Oro al Merito dell'Arma dei carabinieri” al generale David Howell Petraeus, comandante dell’ International Security Assistance Force (Isaf) e delle forze Usa in Afghanistan.


Non me la sento di mettere in dubbio le eccellentissime qualità del generale Petraeus ma mi domando, comunque, quale sia stato il “concorso particolarmente intelligente, ardito ed efficace ad imprese e studi di segnalata importanza, volti allo sviluppo ed al progresso dell'Arma dei carabinieri, da cui siano derivati a quest'ultima spiccato lustro e decoro” che l’alto ufficiale possa aver offerto per meritare una così importante onorificenza.


 Certamente fa più effetto appuntare una medaglia al petto di un generale americano anziché su quello di un carabiniere della truppa o di un vecchio maresciallo che ha dedicato l’intera vita al servizio del cittadino e del Paese servendolo con fedeltà e onore, ma il Ministro La Russa fin dal suo insediamento ci ha abituato a queste sue decisioni, spesso discutibili, talvolta prive di logica e coerenza, e questa è certamente l'ennesima di una fin troppo lunga serie.


 Per comprendere meglio le importanti qualità che sono oggettivamente indispensabili per ricevere le onorificenze al merito mi sono fatto un giro sul sito della Presidenza della Repubblica e devo dire che nella sezione dedicata, dove c’è un nutritissimo archivio, ho trovato militi e personalità insigniti alla memoria le cui gesta eroiche farebbero rabbrividire chiunque per il coraggio e l’ardore dimostrato a costo della vita.


 Purtroppo però ho letto anche nomi di illustri personaggi divenuti famosi a causa di eclatanti sentenze di condanna che hanno gettato non poche ombre su alcune Istituzioni dello Stato come l’Arma dei carabinieri e la Polizia di Stato; alcuni colpiti solo da quelle di primo grado, altri anche da quelle delle Corti di Appello. Eppure tutti ancora rigorosamente insigniti di onorificenze.


 È pur vero che un condannato è tale solo quando la sentenza diviene definitiva, ma quando si tratta di “fedeli” servitori dello Stato, che indossano una divisa o ricoprono importanti cariche pubbliche in posti particolarmente sensibili per la sicurezza, anche la sola pronuncia sfavorevole di primo grado dovrebbe indurre il Presidente del Consiglio dei ministri a promuovere la revoca dell’onorificenza. 


Certamente la concessione a chiunque delle onorificenze al merito della Repubblica ne ha svilito fortemente il significato e in certi ambienti è diventata quasi una prassi e le benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, dell’economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici e umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari sono passate in secondo piano, possono anche essere trascurate.  


Prima o poi l’Italia diventerà il paese dei Cavalieri, degli Ufficiali e dei Commendatori, tutti avranno la loro bella medaglia e allora ci toccherà inventare qualche nuovo titolo, magari un po’ meno inflazionato.

09 giugno 2011
 
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