C'è chi è distrutto dal tempo e chi invece il tempo lo distrugge. Voi a quale delle due categorie appartenete?

di Pepe Caglini

C'è chi viene distrutto dal tempo e chi invece il tempo lo distrugge. Voi a quale delle due categorie vorreste appartenere? E' una domanda retorica ? Mica tanto
a giudicare da quanta gente si fa distruggere dal tempo (tanto per capirci sono quelli sempre in ritardo, sempre sovraccarichi di impegni, sempre connessi e
che continuano a lamentarsi che... non c'è tempo) senza avere uno straccio di strategia per opporsi a una deriva che inevitabilmente porterà in fuori giri
prima loro e subito dopo i più stretti collaboratori.


E' una questione di speciali tecniche, come suggeriscono tanti manuali e programmi di istruzione sul tema? No, anzi, come tenterò di dimostrare, porre l'enfasi sulle tecniche di gestione del tempo senza prima aver compreso la filosofia che le sottende può solo peggiorare la situazione innescando una sorta di circolo vizioso. Le tecniche sono appunto tecniche e fanno il loro mestiere: esse ti insegnano ad aumentare l'output, a diventare più produttivo, a fare ancora più cose di quelle che già fai attualmente. Così la ruota gira ancora più vorticosamente, in attesa dell'ultima tecnologia che sposterà l'asticella un po' più in alto in un loop che somiglia tanto a quello del cane che si morde la coda o dell'animaletto che corre nel cilindro (l'immagine vi ricorda qualcosa ?).


Quelli che il tempo lo distruggono invece di esserne distrutti non usano particolari tecniche, hanno solo capito alcune cose fondamentali e questa comprensione ne fa un'élite in grado di dominare il loro ambiente operativo (che spettacolo!). E' da questo evidente «dominio» e non da altro che derivano sia l'autorevolezza che il loro particolare fascino, una sorta di calma energia in grado di trasferirsi alle altre persone stimolandone motivazioni, intelligenza e volontà. Quale differenza con l'affannato compulsore di due o tre telefonini in contemporanea! Osserviamo più in dettaglio il comportamento di chi appartiene a questa speciale élite. Si vede subito che ciò che fa è tutt'altro che casuale o estemporaneo, è al contrario stato scelto, voluto, individuato tra tante opzioni che sono state scartate in modo consapevole. E' evidente senza ombra di dubbio che questa persona, in qualsiasi circostanza, non si limita a reagire agli stimoli che si presentano, o almeno non ama farlo, ma è lui a voler scegliere il terreno e le condizioni della battaglia.


Non ha fretta, non corre, non è in ritardo, non è agitato né mette agitazione, è capace di dare lo spazio che serve a un persona, un problema, un qualsiasi programma di azione esaminandone dettagliatamente tutte le implicazioni, così da assicurarsi di non dover tornare sulla questione in un momento successivo perché si sono sottovalutate questioni fondamentali. Ma la cosa più straordinaria che potremmo scoprire su questo individuo, esaminandone l'agire in un certo lasso di tempo, è il fatto di aver lasciato un segno concreto del suo passaggio attraverso la realizzazione di opere che hanno un capo e una coda. Insomma siamo lontani anni luce da quell'inconcludente e nevrotico agitarsi che lascia scarse tracce dello sforzo fatto.


Se dunque quelli che «distruggono» il tempo invece di esserne distrutti sono fatti così e a chi non piacerebbe averli accanto come collaboratori o come capi, dobbiamo ora chiederci: ma su che cosa si basa la loro speciale comprensione che li rende così diversi ? Certo non può  essere una banale questione di tecniche. Ragionando a fondo sulla questione credo che i fattori implicati nell'arcano siano tre: la volontà, la visione e la concentrazione. La volontà. Si tratta della qualità di base, quella più determinante per esercitare il tipo di  «dominio» di cui stiamo parlando e che ha molto a che fare con il carattere: per non essere distrutti dal tempo è necessario prima di tutto essere capitani di sé stessi, consapevoli che il corso degli eventi non deve necessariamente essere subìto in modo reattivo, quali marionette che rispondono a qualsiasi stimolo si presenti pensando che in questo consista la produttività ma piuttosto da protagonisti che anche  nella tempesta hanno pur sempre il timone in mano. Timonate, cazzo, non fatevi investire da qualsiasi onda vi si rovesci addosso!


La visione. E' l'idea di fondo su ciò che si vuole ottenere dalla propria azione. Se questa idea c'è e la mappa mentale dei propri obbiettivi è ben vivida, allora diventa un gioco da ragazzi scegliere le cose che meritano la dedizione del tempo da quelle che non lo meritano (separare il valore dallo spreco, vale a dire la decisione cruciale in questo tipo di gioco) esibendo quel comportamento selettivo e talvolta urticante che spiazza sempre gli esseri comuni, quelli che danno la stessa importanza a tutte le cose e si muovono sempre alla stessa velocità. Infine la concentrazione. Quando gli eventi che si affollano, che notoriamente non hanno riguardi per nessuno e reclamano tutti la priorità sono stati invece messi a nudo criticamente circa la loro effettiva rilevanza (separazione tra valore e spreco!) ecco che diventa possibile la concentrazione, la possibilità cioè di dedicarsi a ciò che si mette nel mirino come se fosse la cosa più importante del mondo, unica vera garanzia perché dall'azione umana venga fuori qualcosa di buono, anzi perché qualcosa possa in definitiva essere fatto, nella generale confusione, tipica  dei tempi che viviamo, dell'agitarsi di troppi senza molto costrutto.


Cosa dire dunque delle tecniche di gestione del tempo e annessi derivati tecnologici che affascinano tanti manager sempre in cerca di qualcosa che possa aumentare la propria e l'altrui produttività? Che in mancanza di un robusto impianto filosofico e caratteriale che permetta la "comprensione" qui sopra descritta, pur in modo sommario e lacunoso, qualsiasi tecnica o tecnologia o metodo dell'ultim'ora rischia di tramutarsi nell'ennesimo strumento di tortura di una civiltà che sembra aver smarrito sé stessa e i propri fondamenti.

02 luglio 2012
 
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