

Quando qualche settimana fa ho lanciato qui la paradossale proposta di invadere i paesi assoggettati a dittature e/o fondamentalismi con massicci rifornimenti di cultura pop, qualcuno mi ha obiettato che l'occidente non è in condizione di dare lezioni agli altri popoli. Ok, ci sta: lungi da me l'idea di una colonizzazione culturale, o anche quella di assistenza e/o beneficenza. Credo assolutamente alla più abbondante pluralità di culture, al loro scambio, e credo che arricchire il proprio punto di vista con altri punti di vista diversi dal nostro sia sempre e comunque fondamentale.
Detto questo, ecco arrivare un grande, enorme però. Perché l'attenzione e il rispetto per altre culture e popoli non possono oscurare un dato di fatto assolutamente inoppugnabile: da diverso tempo –decenni, secoli- tutte le scoperte, invenzioni, evoluzioni che hanno in un modo o nell'altro migliorato e arricchito la nostra esistenza vengono dall'Occidente. Tutte quante, senza eccezione. Un tempo soprattutto dall'Europa, e adesso innanzitutto da quel luogo là che sta fra Atlantico e Pacifico (un luogo che deve la sua immensa forza proprio alla capacità di attrarre senza appiattirle culture quanto più molteplici).
La ricerca scientifica, le cure per le malattie, l'elettricità , le macchine per volare e quelle su strada, il telefono e la tv e il web e tutte le tecnologie comunicative, e gli elettrodomestici, e il cinema, e il rock, e altre migliaia di cose essenziali (oppure futili ma comunque divertenti). E qui da noi si pubblicano molti più libri, e circolano molte più informazioni. E ci sono infinitamente più possibilità di scelta. E biochimica, genetica e tutte le altre discipline di ricerca promettono di trovare soluzioni sempre più avanzate per rimediare a tanti guai, e rafforzarci, ed estendere in lungo e in largo la nostra vita, la vita di tutti su tutto il pianeta.
Sì, certo, anche tante cose pessime vengono dall'Occidente, tanti problemi e disfunzioni e porcherie: infatti non è certo questa la cultura occidentale che propongo di irradiare e condividere. Ma soltanto la retorica terzomondista può essere così accecata –dall'ideologia e dai sensi di colpa- da non vedere che le soluzioni che abbiamo messo al mondo sono molte, moltissime di più dei tanti, tantissimi problemi che abbiamo causato.
Sentirci superiori e snobbare la ricchezza culturale e umana di altri popoli sarebbe allora dannatamente stupido. Ma sarebbe stupido anche rinunciare a condividere i benefici e le opportunità delle cose che abbiamo creato. Perché è giusto che altri popoli scelgano da sé, senza imposizioni da parte nostra: ma se andate a chiedere a chi non ha a disposizione tutto quello che noi abbiamo, credo proprio vi dirà che è meglio scegliere avendo ampie possibilità di scelta, piuttosto che poche...
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