E' definitivamente l'era di facebook, fenomeno di portata enorme eppure ancora tutto da esplorare

di Franco Bolelli

Istruzioni per l’uso. Questa rubrica crede, vede e racconta che viviamo in un’epoca di espansione senza precedenti. Naturalmente questa rubrica sa che viviamo anche in un’epoca di tremenda crisi, se non di declino: ma vuol sempre ricordare che ogni evoluzione porta con sé inevitabili perdite, e che quanti non vedono che perdite e crisi semplicemente non vedono l’evoluzione. Credo che la prima affermazione – viviamo in un’epoca di straordinaria espansione - sia più vera della seconda – c’è crisi e perdita e declino - non perché questa non sia vera, ma in quanto la prima mette a fuoco la corrente, la tendenza evolutiva, e la possibilità che noi umani abbiamo di usare il mutamento – come abbiamo sempre fatto nella storia - per migliorarci. 


Tanto più se parliamo di Facebook, tema fatto apposta per irritare chi nutre scarsa fiducia non soltanto nell’innovazione tecnocomunicativa ma ancor prima negli esseri umani. Perché finora non era mai esistito un fenomeno (né sociale né politico né religioso né culturale né nient’altro) che sette anni prima non esisteva e sette anni dopo raccoglie settecento milioni di persone. Quale che sia la propria posizione nei riguardi di Facebook, non si può innanzitutto non considerare questa sua potenza senza precedenti. Tante critiche e condanne che si sentono e leggono in giro sono sentenziate da gente che non ha minimamente esplorato la sostanza e le possibilità di un fenomeno capace appunto di attrarre settecento milioni di esseri umani in sette anni. 


Dei social network ho scritto qui tante volte, e non posso ogni volta ripetere cose già ampiamente dette. Quello che c’è di nuovo è che oggi Facebook sta sempre più “colonizzando” il web, rendendo superfluo tutto il resto che c’è nella rete: dentro Fb c’è ormai tutto e puoi fare tutto. Come un mondo dentro il mondo, anzi come un mondo che attraversa tutti gli altri mondi visto che lì non ci sono confini di nessun tipo, né geografici né culturali né ideologici né nient’altro. Chi teme il “grande fratello” che controlla tutto e tutti troverà una ragione in più per diffidare. Chi Facebook lo vede invece come il luogo dove si può scrivere in diretta la propria personale biografia e condividerla con quella degli altri troverà una ragione in più per entusiasmarsi. L’essenziale – quello che a mio parere fa tutta la differenza del mondo - è che tocca a ciascuno di noi scegliere cosa e come e quando. 


Ma attenzione, trattare Facebook come un mezzo che puoi usare al meglio o al peggio è una mezza verità: perché sì, Facebook non sarà mai la bacchetta magica che ci trasforma automaticamente da spettatori passivi ad autori di se stessi, ma con il suo stesso metabolismo ci spinge verso questo orizzonte. Molto più di un semplice strumento, è un modello di espressione e di condivisione, di relazione con gli altri e con le cose del mondo. Quello che poteva legittimamente sembrare un passatempo superficiale è ancora un passatempo superficiale ma ogni giorno che passa si rivela sempre più come un esperimento antropologico la cui importanza è già enorme eppure ancora tutta da esplorare. 

06 ottobre 2011
 
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