Come il web ha mutato l'idea di uguaglianza

di Franco Bolelli

So di andare a mettere le mani in una questione estremamente delicata, ma fra le tante cose che il nuovo mondo tecnocomunicativo ci sta svelando, questa è ormai evidente: quel vecchio principio che predica l’uguaglianza non funziona più, è davvero il momento di rendercene conto. Perché è fasullo, retorico, ipocrita. No, non siamo proprio per niente tutti uguali. Anzi, paradossalmente (il paradosso ha sempre ragione, ricordatevelo) è proprio quando ci renderemo conto di essere ognuno un’eccezione che potremo parlare davvero di uguaglianza. 


Non sto parlando soltanto di appartenenze etniche o razziali o di sesso o di genere: queste cose sono ovvie e non dovrebbero mai costituire un problema: perché il problema non sono le naturali differenze, ma le gerarchie costruite sulle differenze. E’ quando un gruppo si pretende superiore a un altro e sanziona la conseguente inferiorità dell’altro che le cose buttano male. Quello che non dovremmo dimenticarci –come invece fa il pensiero politicamente corretto- è che la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo ci proclama uguali “in dignità e diritti”, non in assoluto. 


Che chi è più indifeso vada più protetto, e che ne vada affermata la legittimità a godere di uguali dignità e diritti, questo dovrebbe essere assolutamente naturale e non discutibile. Ma esiste un orizzonte biologico, antropologico, evolutivo, che non può essere misurato sul terreno della dignità e dei diritti. Tanto più adesso che l’opportunità davvero senza precedenti di giocarcela con idee, materiali e informazioni da ogni tempo e luogo e di stabilire contatti e relazioni finora impensabili valorizza come mai prima la possibilità personale di scegliere da sé e dunque la più ampia molteplicità dei caratteri e delle eccezioni.  


Se c’è una cosa che quei milioni di umani che ogni giorno raccontano e condividono in diretta la propria biografia –postando scritti, idee, immagini- hanno imparato è che si può –si deve- essere eccezioni senza affatto arroccarsi nella propria diversità, ma anzi mettendosi in condivisione. Quello che sta succedendo nel nuovo scenario dei social network è proprio che più uno si sente “eccezionale”, più è disposto a riconoscere anche gli altri come eccezioni. Sono soltanto gli ego insicuri ad aver bisogno di ostentare la propria presunta diversità mettendo gli altri su un gradino più basso. 


E’ proprio perché la possibilità di essere un’eccezione non riguarda più pochi individui particolari ma si è estesa così ampiamente, che la politica, le istituzioni tradizionali e il mercato stesso –che hanno sempre fatto i conti con masse indistinte - faticano così tanto a orientarsi (a tentare di essere uguale agli altri è ancora tanta gente: ma ogni giorno sempre di meno). Un grande scrittore –si chiama Tom Robbins- ha scritto una volta che uguaglianza non è trattare allo stesso modo cose diverse, uguaglianza è trattare cose diverse ognuna a suo modo. Grande giorno, quello in cui faremo davvero così. 


 


 


 


 


 


 


 


 

21 settembre 2011
 
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