

No, questo non è - vi prego di credermi - un articolo ad personam: non lo sto scrivendo per giustificare le all-star, e le tshirt e i jeans, che immancabilmente indosso avendo passato da un bel pezzo l'adolescenza. E' che davvero ogni giorno che passa il senso che noi abbiamo della nostra età coincide sempre di meno con l'età anagrafica. Non sto dicendo di dimenticarsi degli anni che abbiamo: atteggiarsi a ragazzini quando non lo si è più da un pezzo è patetico e ridicolo, e poi ci sono certe leggi biologiche con cui non c'è verso di bluffare. Però - basta guardarsi intorno - da qualche tempo in qua poche cose sono mutate così profondamente quanto il nostro rapporto con l'età . Prima, tutto era rigidamente definito: eri giovane, poi maturo, poi vecchio, con l'aggravante che tanto la maturità che la vecchiaia scattavano dannatamente presto, e con l'aggravante ulteriore che anche i comportamenti dovevano strettamente corrispondere all'età .
Erano le aspettative sociali a dettare legge: a ogni età c'era qualcosa che dovevi necessariamente fare o che era invece sconveniente. Tanto più che allora il processo di apprendimento degli umani finiva molto presto e nel lavoro non si faceva che applicare quello che avevi imparato (chi continuava a studiare, lo faceva in campi specializzati e puramente intellettuali). Adesso invece il flusso continuo e travolgente dell'informazione ci richiede di imparare di continuo, di spaziare, di connettere le nostre conoscenze (e consente a bambini e ragazzi di avere a disposizione un orizzonte cognitivo un tempo assolutamente impensabile).
In questo modo sempre più umani non smettono mai in un modo o nell'altro di apprendere, e l'età della nostra crescita non è più localizzata e breve ma praticamente ininterrotta (con evidenti effetti espansivi sulla percezione di noi stessi). Mettiamoci poi una migliore alimentazione, molta più cura e protezione dell'organismo, più allenamento ed esercizio fisico. Ma è questione anche e non meno di attitudine mentale, come se all'improvviso la percezione - se non la consapevolezza - di decine di milioni di umani si fosse lasciata conquistare da un senso di vitalità non più resistibile. In questo modo - abitando la nostra età senza appiattirci su di essa - abbiamo spinto, slanciato, espanso il nostro linguaggio del corpo e il nostro orizzonte mentale.
Il femminile, in particolare: ci sono oggi donne che a cinquanta o sessant'anni sono più splendenti e vitali che a venti, perché non sentono più come prima il peso degli obblighi sociali, ed è come se la loro età non fosse più soggetta alla legge di gravità . Se la nostra aspettativa di esistenza è tanto aumentata, se stiamo flirtando con l'impensabile, non è perchè un alchimista ha trovato l'elisir di lunga vita o un esploratore ha scoperto la fonte dell'eterna giovinezza: siamo noi che stiamo imparando a mettere al centro noi stessi e non soltanto la nostra età .
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