La frontiera più avanzata della musica? Su Youtube i Radiohead di Live from the basement

di Franco Bolelli

Se siete attratti dall’idea di esplorare un altro pianeta senza nemmeno muovervi da casa. Se avete voglia di toccare e respirare e comprendere il metabolismo, il ritmo, il senso stesso del mondo in mutamento. Se la musica vi appassiona e volete conoscerne la frontiera più avanzata. Ecco, tutte queste cose le potete fare in una volta sola: non dovete fare altro che andare su YouTube e cercare – aggirando i divieti della Bbc che ne detiene i diritti senza ancora averlo mandato in onda - Live From the Basement, i cinquantacinque minuti di concerto in studio con cui i Radiohead presentano dal vivo il loro album di poche settimane fa, The King of Limbs.


Non sarà facile: i Radiohead non concedono niente di niente, ogni volta alzano il tiro e spostano il confine, non ti lasciano altra possibilità che seguirli, abbandonare ogni resistenza e tuffarti dove potresti perderti. Fanno una musica sempre più indefinibile - rock ed elettronica e improvvise aperture melodiche e mille suoni che sembrano vivere di vita propria: ma ci dev’essere una ragione, se questa incondizionata ricerca di atmosfere non ordinarie – instabilità sensoriale, cognitiva, sonora, umana - funziona come il canto delle sirene per milioni di esseri umani.


Forse è perché le persone che si sentono come questa musica – quelle così ipersensibili, quelle che costruiscono la propria personale identità attraverso spinte e materiali molteplici - sono ormai tutt’altro che rare. Forse è perché Radiohead rappresentano come nessun altro, in nessun altro campo, quella simbiosi fra biologico e tecnologico, fra eccezione individuale e condivisione ampia, fra sperimentazione di territori inesplorati e comunicazione calda, che è l’essenza stessa di un mondo che non sta più in alcun modo dentro le mappe tradizionali e anzi le sta riscrivendo in diretta, di pari passo con il flusso dell’evoluzione.


E’ così che le musiche che trovate in questo video – ballate epiche come Lotus Flower e Codex, pulsanti avventure sonore come Feral e Staircase, trasognate introspezioni come Separator e Give Up the Ghost - non assomigliano a nessun altra musica (il paragone che tanti fanno con i Pink Floyd riguarda molto più la dimensione “spaziale” che non quella sonora) se non a quella del progetto evolutivo e vitale, a un continuo espandersi di molecole, cellule, enzimi, combinazioni chimiche, a un equilibrio miracoloso che si compie attraverso spaesamenti e inquietudini.


Guardate e sentite allora i Radiohead non tanto come un prodotto musicale quanto come un organismo vivente. E’ così che vi ritroverete al tempo stesso su un pianeta inesplorato, dentro il mondo in mutamento, sulla frontiera più avanzata che il linguaggio espressivo abbia mai messo al mondo. 

13 luglio 2011
 
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