

Se dichiaro apertamente e con fierezza che al cinema ci vado soltanto a vedere Quentin Tarantino e Robert Rodriguez (Machete è vera potenza epica) o cose come Bitch Slap (dateci un’occhiata, credetemi), che in tv mi sono entusiasmato per Spartacus (nella versione integrale, naturalmente), che credo che il miglior libro di questi anni sia Savages di Don Winslow il cui primo capitolo comincia con fuck you e lì finisce, e tante altre cose così, non è perché prediligo il trash, perché mi diverto a provocare o - questo sarebbe davvero imperdonabile- perché sono legato a quel grande bluff che è stato il postmoderno, ma al contrario è proprio perché amo la grande, superiore qualità .
Amo quegli autori che non sentono il bisogno di mostrarsi intelligenti, perché la loro intelligenza è non banalmente mentale ma vitale, e perché sanno e dimostrano che l’intelligenza che non sa essere eccitante non è veramente intelligente. Amo quei progetti e prodotti che non si abbassano – fingendosi elevati - a sfruttare i complessi di inferiorità di quel pubblico in cerca di promozione culturale. Amo chi – senza tirarsela da maledetto o trasgressivo ma giocandosela con gioiosa impudenza- nemmeno si sogna di chiedere legittimità alla corte del perbenismo intellettuale.
Qui non stiamo parlando di basso che aspira a essere alto, né di elogi della serie b né di oltraggi al comune senso della cultura. Qui stiamo dicendo che la sfrontata energia liberatoria è capace di abbracciare l’essenza del mondo molto più di tutti i serioi e pretenziosi messaggi intellettuali. Facciamo un esempio: lo so che è di moda rivalutare – dopo che ai suoi tempi fu letteralmente fatto a pezzi - il cinema poliziesco italiano degli anni settanta, ma come non farlo? Se andiamo a vedere con gli occhi di oggi, quel cinema – almeno nei suoi lavori più significativi - rivela a distanza di anni una forza che manca totalmente agli autori più celebrati, le cui opere appaiono irrimedibilmente datate e sopravvalutate.
Oppure pensiamo a tanto rock, che snobbato ai tempi come sottocultura superficiale ha finito per produrre opere avanzate e raffinatissime, molto più di ogni tentativo musicale ammantato di serietà . Ecco, questi autori e queste opere sono stati e sono ancora oggetto di un vero e proprio razzismo intellettuale, mentre è ormai assodato che nella loro spinta vitale c’è quantomeno il metabolismo del mondo in mutamento. La mia - credetemi - non è affatto una polemica anti-intellettuale: è proprio perché ho attrazione e ammirazione per il vero intelletto –quello che non nasce separato dal corpo, quello che sa generare visioni avanzate, quello capace di non prendersi sul serio mentre fa dannatamente sul serio- che disprezzo la sua caricaturale versione seriosa e pomposa. D’altra parte è stato uno dei più grandi filosofi della storia a dire di poter credere soltanto a quei pensieri che sono una gioia anche per i muscoli. Non vorrete dargli torto, vero?
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