Il cubo di Napolitanik: quale governo? Quale rapporto con Grillo? Fino a dove si può arrivare?

di Oliviero Beha

A quanto pare il cubo di Rubik sta diventando quello di Giorgio Napolitanik,  “apparentemente”  la figura più importante sul palcoscenico Italia di oggi. Dirò poi il motivo di questo “apparentemente”. Intanto le varie facce del cubo riguardano nell’ordine le domande che ci assalgono dai media e dalla realtà. Quale governo ? Un governo tecnico, un governo politico o metà e metà?


E ancora: quale rapporto può avere il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio dimissionario e in fibrillazione dopo la sonora bocciatura delle urne, l'insieme della partitocrazia con Beppe Grillo? Che è diventato in fretta da “un Beppe Grillo” a Beppe Grillo, un leader vero e proprio. Domanda rovesciabile come un guanto nell’attualità di: quale rapporto può e vuole avere Beppe Grillo con loro? E ancora: la variabile tempo è importantissima, perché esso logora o rafforza secondo i punti di vista. Quindi chi ha interesse a far passare il tempo, e come, e quanto?


Sarebbe materia sufficiente non per un articolo bensì per un saggio all’impronta. Rimango dunque a un paio di considerazioni che credo di fondo. Chi, anche solo a Natale, poco più di due mesi fa, avrebbe previsto un simile stallo? Nessuno, perché Monti è precipitato dopo, Berlusconi è ricresciuto dalle sue ceneri alfanesche dopo, Bersani ha fatto vistosamente il gambero elettorale dopo (non solo elettorale, ahinoi: anche nel Paese…): e tutto ciò fa sì che un M5S cresciuto solo per alcuni a sorpresa in questa misura sia diventato decisivo per un governo purchessia.


Ricordo tutto ciò intanto perché ormai agli italiani fa difetto la memoria di settimane, figuriamoci quella di mesi o di anni. E poi perché se la situazione è in tale, imprevedibile movimento, ragionare di politica come si è sempre fatto, distillando politologia, rischia di far perdere di vista la novità dell’insieme.


Non insisto sul segno - positivo o negativo secondo i punti di vista qui già trattati spesso da me -  del cambiamento, almeno ora, insisto sul cambiamento stesso. Grillo e i suoi rappresentano certamente un’altra mentalità, prodotta dalla disperazione di un Paese in bancarotta economica, sociale, culturale e “quindi” politica. Trattarlo e rispondergli con vecchi schemi, come almeno in parte sembra stia accadendo, significa davvero consegnargli il Paese.
Non so neppure se lui lo vorrebbe. So ovviamente che di certo non lo vogliono coloro che glielo stanno consegnando. Per questo ho usato l’avverbio “apparentemente”: se non cambiano modo di ragionare di fronte al nuovo, promettente o allarmante che sia, stiamo per togliere quelle virgolette…

05 marzo 2013
 
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