L'ipocrisia di Stato non serve a nascondere la verità: la missione di pace non esiste

di Oliviero Beha

Quando ho visto ieri in tutti i tg e letto oggi in tutti i giornali delle dimissioni del presidente della Repubblica tedesca, Horst Kohler, mi è venuto in mente il primo articolo scritto qui per questo portale, alla fine del settembre scorso, intitolato `Vi prego, rispettatemi`. Era una lettera in cui scrivevo, da soldato semplice mandato (su espressa richiesta, c'era la fila per aderire) in Afghanistan per una `missione di pace`, che in sostanza `ero lì per lavoro`, sia pure sui generis. Mi ricordo la salva di commenti che suscitò. Beha offende di qua e di là, ma come si permette di dare del mercenario ai nostri ragazzi (è una definizione `tecnica`, essendo là per una mercede…), addirittura ci fu chi mi accusò di `fingermi un soldato italiano`- per dire che la madre dei cretini come si dice è sempre incinta- ecc.ecc.



Ne venne fuori uno spaccato di incomprensione, confusione, ignoranza (anche qui `tecnicamente` intesa, come non sapere) e più in generale di ipocrisia al quadrato o al cubo. Adesso in un certo senso, molti morti italiani dopo, e ovviamente con una caterva soprattutto di vittime tra i civili e poi di militari afghani e stranieri alle spalle, una autentica `madre di tutte le stragi`, torno sull'argomento perché Kohler riaccende a modo suo la luce su questa vicenda.



Si è lasciato sfuggire la frase illuminante mentre era in visita in quella terra disgraziata, nella storica `trappola afghana` che dopo i sovietici trent'anni fa sta divorando le missioni `di pace`occidentali. E' proprio vero che la storia anche recente non insegna niente, e per gli Usa è tutto un battere record di permanenza e di morti sul campo (il Vietnam sta scolorendo nella memoria).



Che cosa ha detto il Napolitano tedesco di così grave, in fondo? Che `i militari erano necessari per i nostri interessi`, sintetizzando così l'affermazione ancora più esplicita: `Un Paese delle nostre dimensioni, concentrato sull'export e sulla dipendenza dal commercio estero, deve rendersi conto che sviluppi militari sono necessari per proteggere i propri interessi, per quanto riguarda le rotte commerciali o per impedire instabilità regionali che potrebbero influire negativamente sull'occupazione e sui redditi`.



Meglio e più chiaramente non si sarebbe potuto dire. E' stato costretto a dare le sue dimissioni, lui appena rieletto nella carica di Capo di Stato a larga maggioranza, perché-ha chiosato la Merkel-`siamo in Afghanistan per ragioni di sicurezza`. Affermazione che già va oltre la formulazione ecumenica `missione di pace` che invece ancora invale da noi.



L'ipocrisia di una nazione, l'ipocrisia della diplomazia, l'ipocrisia della politica, l'ipocrisia di Stato. A parte la banale considerazione che in condizioni analoghe nessun politico italiano si sarebbe dimesso (ce lo vedi un La Russa a mischiare Inter e `pace` e poi ad andarsene scornato?), qui siamo almeno all'evidenza. Non esiste missione di pace, in Italia c'è una costituzione violata da una missione di guerra che deve `tutelare i nostri interessi`, per dirla alla Kohler, con soldati italiani che sono `morti sul lavoro` come scrivevo nove mesi fa, tra gli insulti.



Non so voi, ma se c'è una cosa che mi ripugna è l'ipocrisia, ovvero la moneta corrente battuta in tutte o quasi le vicende contemporanee (solo contemporanee?), incluse quelle tragiche. E adesso forza con i post, il tema è `caldo`…

01 giugno 2010
 
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