L’Italia ha il buco dentro, se la sono mangiata i vermi. Ma perché non dovrebbe risorgere?

di Oliviero Beha

Scriveva il fenomenale umorista polacco Stanislaw Lec, nei suoi “Pensieri spettinati”: ”Non aspettatevi troppo dalla fine del mondo”. Vorrei coltivare il concetto in questo ferragosto 2012, il “peggiore della nostra vita da diversi anni”, tra dati su chi non va in vacanza, cronaca nera collegata, recessione galoppante e disperazione diffusa. C’è perfino l’hit parade del caldo cui manca solo, dopo i vari Caronte, Minosse, Nerone  ecc. che i metereologi ripieghino su un Berlusconi, tanto per gradire …


Ebbene, c’è una crisi planetaria di un modo di produzione che produce troppi poveri e restringe il potere economico e politico nelle mani di sempre meno ricchi. Ce ne sarebbe abbastanza per discutere di malattia avanzata del capitalismo ma sembra quasi che sia troppo faticoso. All’interno di questo sistema in panne, di fronte al quale sempre più spesso si sente dire “ci sarà una guerra, in questi casi c’è sempre una guerra per far ripartire l’economia” pensando naturalmente all’Iran  e ragionandone come con serenità, davanti a un aperitivo, quasi fosse un film, c’è la situazione fallimentare del Vecchio, vecchissimo Continente. Dentro l’Europa c’è l’Italia, un Paese con il buco nel quale ne sono successe di tutti i colori. E’ vero, la crisi della politica divorata dall’economia a sua volta trasformata in finanza sempre meno collegata alla realtà è un fenomeno planetario.


Ma in Italia da troppi anni il tarlo si stava mangiando le gambe del tavolo fino a farlo piombare per terra. La politica? Qualcosa di totalmente irrelato dai bisogni e dai servizi per i cittadini, a destra come a sinistra. L’economia ? Polverizzata da tutti i punti di vista nell’impossibilità di fare impresa seria e pulita in Italia senza dipendere dai ricatti incrociati del potere e dei poteri. La finanza ? Un gioco delle tre carte che per esempio il cruciale settore delle partecipazioni statali ha mostrato in tutte le sue mostruosità, fino alle recenti prese per i fondelli delle cartolarizzazioni applicate al bene più concreto a disposizione, gli immobili. E potrei continuare, e ci sono dentro tutti, e non ce n’è uno tra coloro che sono sul palcoscenico italiota da sempre o che ci vogliano salire che possa chiamarsi fuori da questo discorso. E se arriviamo all’evasione, all’elusione, alle mafie che sono il motivo principale che respinge gli investimenti stranieri nel nostro paese.


Della stampa, il settore che ahimè conosco meglio e del quale parlo tutte le volte che ci riesco specie nei libri, basterebbe notare i delitti giornalieri. Pensate al “monstrum” in base al quale i magistrati andavano bene finché si dedicavano all’illegalità permanente, effettiva e diffusa ispirata e realizzata da Berlusconi, con tanto di megafono mediatico giustificato dal ruolo di Cesare di Silvio insieme alla metaforica “moglie”, ma vanno male oggi: si sta dando infatti l’assalto alla magistratura siciliana  colpevole di volere indagare sulle stragi del 92’ -93’ e le trattative “mafia- pezzi dello Stato” che coinvolgono anche le telefonate tra Mancino e Napolitano. Essendo in discussione tutto l’establishment, perché tirando il capo del filo si sgomitola per intero la classe dirigente di ieri e di oggi, ecco la corsa a coprire invece che scoprire, una corsa quasi generalizzata (“Il Fatto” no, fortunatamente). Ai piani bassi, prendete lo scandalo odierno di radio e tv locali che si fanno pagare da politici dell’Emilia Romagna per partecipare alle trasmissioni, cosa che avviene da tempo in tanti settori e sotto diverse forme. Adesso cadono tutti dal pero, in un Paese che ha il buco dentro a partire anche e soprattutto dal sistema mediatico e dal modo di intendere l’informazione, o di qua o di là, spartendosi denaro e favori all’ombra di quello stesso potere (o poteri) di cui sopra che tiene tutto stagnante. E mi fermo qui.


Ma che c’entra una nota ottimistica ferragostana in questo panorama spaventoso che sembra avviarsi a diventare terrorizzante? Beh, prendete il simpaticone “Dottor Catastrofe”, l’economista turco americanizzato Nouriel Rubini, quello della “tempesta perfetta”, che da mesi va preconizzando il disastro economico europeo con i Paesi a gara fuori dall’euro ecc. , in un decrescendo rossiniano del sistema che fa pensare al ritorno al baratto. Adesso è leggermente più ottimista, e di solito lui ci prende. Ebbene, pur non risolvendo nessuno dei nostri problemi di fondo, credo che di fronte al baratro l’Italia si ritrarrà anche con il suo bravo buco dentro. Il tavolo è crollato al suolo per i tarli ? Ne costruirà un altro. Vedete, non esiste una velocità di crociera nel precipizio: o si affonda o si riparte. Riprendendo Lec, forse malgrado i nostri sforzi ( considerato che facciamo parte di un contesto molto più ampio) non ce la faremo a precipitare del tutto come ci meriteremmo. Dunque, in qualche modo si ripartirà. E parafrasando San Filippo Neri,” state allegri se potete”, è un augurio “biologico”. Buon ferragosto.




14 agosto 2012
 
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