Che fareste se vi foste smarriti nel bosco? Consigli per orientarsi nella jungla dello spread

di Oliviero Beha

Come prima cosa domandiamoci e domandatevi se non vi sentite smarriti nel bosco. Forse non ancora persi del tutto, ma certamente in enorme difficoltà. Non è una fiaba di Pollicino o similia, bensì il nostro stato attuale. Siamo confusi, e la jungla è quella del pianeta in cui il potere e i poteri ridanno le carte, in cui l'Europa rischia di spaccarsi, in cui l'Italia guarda alla Merkel con un occhio e alla conflittualità interna spesso di ringhiera con l'altro. Totale strabismo garantito, di Monti e dei suoi. Stratosferico coefficiente di difficoltà nell'immaginarsi come saremo tra una settimana, un mese, un anno. Perdità dell'orientamento, autostima prossima allo zero, incazzatura alle stelle e preoccupazione per i figli (o i nipoti) da lasciarci il senno.


Che si fa dunque se ci si smarrisce in un bosco? Ci si guarda intorno. Intanto, si è da soli? No, siamo in tanti, in tantissimi così ridotti, al di là delle menate apparentemente politiche che ci dividono e che invece spesso sono solo cascami di ideologie che non abbiano o non abbiamo più. Quindi guardarsi intorno, per condividere il disagio. Condividere il disagio significa rimettere in moto l'istinto di sopravvivenza, che appunto parte per forza dallo stato delle cose, e dalla percezione di ciò che è necessario e di ciò che è superfluo. Da quanto tempo nelle famiglie italiane (dunque già non più il singolo individuo ma il gruppo che poi si rifà ad altri gruppi) non è chiaro il concetto di necessario distinto da quello di superfluo? Si obietta: per il consumismo tutto è necessario, perché dà lavoro nel processo di produzione e distribuzione. Ebbene, forse il processo va rivisto, modificato, rimodellato, rimisurato. Se non lo facciamo oggi che la crisi ci sorprende senza bussola nel bosco di un presente oscuro, quando mai lo faremo?


Altra cosa da fare immediatamente è domandarci che cosa sia essenziale per ognuno di noi. Dalla risposta dipende una gerarchia di priorità e una scala di valori che può fungere da bussola, per l'individuo e per la collettività. Avremmo un diverso approccio verso la realtà pur preoccupante che ci assedia, un approccio attivo finalmente, e non passivo. Tutto ciò lo possiamo fare indipendentemente da come va lo spread, dall'altalena dei mercati, dalla Merkel che oppone il suo petto (villoso?) agli eurobond, dalla "camorrosità" italiana montante con o senza virgolette eccetera.


Ma se ci siamo smarriti nel bosco, e non abbiano i tradizionali sistemi di orientamento, forse dipende anche da chi ci ha ridotto così, senza un sistema di illuminazione o cartelli segnaletici che ci impedissero di smarrirci: perché non mi sono smarrito soltanto io, o uno qualsiasi di voi, ma un intiero Paese. Dunque c'è una classe dirigente che ha la responsabilità, condotta fino alla colpa, di averci portato in questa situazione. Ma anche qui riconoscere con sé e con gli altri che è così, forse ci impedirà di finire ancora e immediatamente nelle fauci della solita politica, che nel bosco intricato prima ci metterà paura e poi magari ci sbranerà pure, dopo che li avremo votati per l'ennesima volta...


E' un modo per dire che non tutto è perduto, e che la crisi europea e quella specifica italiana non devono deprimerci completamente perché c'è molto da fare. Lo so, siamo davvero disabituati a sgusciare le cose dopo tanto tempo trascorso tra gusci e facendo i gusci, quando non gli zombies a caccia solo di denaro, ma se c'è un momento di tornare alla polpa è questo. Senza paura, per ritrovare il cammino. Ce l'ha fatta persino Pollicino.

27 giugno 2012
 
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