Neonati abbandonati, outing dei calciatori gay, la strada per un minimo di civiltà è dura

di Oliviero Beha

Nei giorni scorsi mi hanno colpito, tra le altre, due notizie, una dal basso l’altra gridata mediaticamente. E’ la società che fa sentire urla, gemiti e sussurri al tempo del governo Monti, delle tasse decollate, dei salari rimpiccioliti ecc. Per una volta dunque, dopo dozzine di articoli politici in senso stretto, vorrei occuparmi di politica civica, della nostra vita quotidiana.

La prima notizia riguarda una piccola nata nel 2009, all’ospedale di Livorno,con una gravissima forma di cerebropatia genetica. Fosse nata in una famiglia italiana meglio se benestante, la convivenza con il dramma sarebbe stata comunque pesantissima, ma la fede per chi ce l’ha e l’umanità per tutti avrebbero potuto ragionevolmente e amorevolmente supplire. Invece nasce da due nomadi dell’Est Europa, men che ventenni, mendicanti in sofferenza, che non potendo mantenerla l’hanno lasciata in ospedale con tutta la sua soma di handicap, in un letto dove è stata finora: non si può alzare, non parla, si nutre da una sonda, forse sorride, di certo piange. Ma per due anni e mezzo il reparto di pediatria di Livorno, medici,paramedici, parenti degli altri piccoli pazienti e molti di coloro che sono passati di là, nell’insieme hanno funto da famiglia estemporanea della piccola colpita ma non affiondata. Poteva essere adottata prima, lo sta per essere, ma un lasso di tempo così lungo nella “serra” ospedaliera si spiega anche con la perdita della patria potestà del padre nomade e la difficoltà nel dare in adozione una bimba straniera, in assenza di una legge che conceda la cittadinanza italiana ai figli di stranieri nati da noi. Ferve con polemiche intermittenti la questione dello Ius soli, del diritto del suolo dove si è venuti alla luce, ma per ora i primi anni di vita di questa bambina misurano soltanto un buco.Un buco sociale e politico, un cratere personale. Perché riprendo questa vicenda? Perché è una vicenda di grande dolore e grande speranza insieme, che ci ricorda come la vita possa rivoltarci dall’inizio come un calzino già in culla ma le chances di trovare umanità intorno a noi siano ancora pressoché intatte.


Di diversissimo segno, quasi completamente mediatico, è la notizia da prima pagina (inutile precisare che la prima l’ho scovata all’interno…) secondo cui il CT della Nazionale di calcio, Cesare Prandelli, uomo dabbene e ottimo allenatore, ha scritto una prefazione per un libro di Alessandro Cecchi Paone in cui si invitano i calciatori gay a esternare la loro omosessualità per battere in breccia l’omofobia. Contro il tabù, nel calcio come negli altri settori, come accade spesso all’estero e assai più raramente in un Paese arretrato quale il nostro. Prandelli mette la sua fama al servizio di questa campagna. Apprezzo moltissimo lo spirito con cui presumo Cesare l’abbia fatto. Era più facile fregarsene. Ma non mi piace per nulla la corsa al coming out di Cecchi Paone e di alcuni suoi sodali pubblici, in cui si intravede spesso una zona grigia, una soglia di speculazione spacciata sempre come una battaglia civile, un alzare l’asticella del polverone. Intendiamoci: non è in discussione il fatto che un omosessuale e un eterosessuale siano ovviamente (ovviamente per me, almeno…) sullo stesso piano per quel che riguarda diritti (e doveri) civili. Su questo nulla quaestio e invece la misura di un fenomenale ritardo che è essenzialmente culturale, in un’antropologia tricolore barbarica. Discuto piuttosto il senso e il modo di questo appello: ma perché uno deve affacciarsi alla finestra e dirsi omosessuale, calciatore oppure no? Altrimenti sarebbe un ipocrita. Ma chi lo dice? Se gli va lo fa, altrimenti sta zitto e sia chi lo fa sia chi sta zitto sono sullo stesso piano, con il pieno diritto a essere come sono e come non credo abbiano scelto di essere, valga per un eterosessuale come per un gay. Come mi si drizzano ancora i capelli in testa se sento le vanterie da caserma dei “machos” mandrillici, così tremo di fronte alla china che può prendere il megafono dei gay. Diritti civili completi,certo, e alla luce del sole, ribadisco per tutti, ma mistero e pudore del sesso e della sua enigmatica natura direi in libertà, nella parola come nel silenzio. Di nuovo per tutti. Compresi gli stuoli di eterosessuali tipo uomini delle caverne che ci circondano, con il sesso in vendita sui banconi…. Che fine ha fatto il sesso temo sia il vero tabù che contiene anche questo aspetto.

27 aprile 2012
 
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