Caro Monti, ma così il cavallo muore…a proposito delle tasse, le banche, la partitocrazia che non molla, ecc.

di Oliviero Beha

Ho ripetutamente scritto del governo Monti, per lo più in positivo. Non scrivo ciò che non penso: sembra una nota a margine ovvia, ma per come conosco le cose italiane della comunicazione e della politica è una precisazione dovuta, in un Paese in cui spesso si afferma ciò che conviene o ciò che viene commissionato. Naturalmente questo non significa che non mi capiti di scrivere magari un nugolo di castronerie. Ma sono mie. Tornando a Monti, a suo favore deponevano, deporrebbero e ancora depongono alcuni fattori: la mancanza di alternativa, innanzitutto, giacché è arrivato (è stato chiamato) a salvare il salvabile dopo anni che la nostra simpatica “casta” ci aveva condotto oltre il ciglio del burrone. Chi non ricorda quel “dovete consumare” oppure solo mesi fa “i ristoranti sono pieni” ecc.? O anche la complementarietà delle opposizioni, che mai, dico mai in più di quindici anni (si fanno risalire per l’esattezza al 1995 i primi dati sulla china precipitosa dell’economia italiana) hanno avuto la responsabilità di Cassandre per fermare la slavina cui tutto il Paese in dosi diverse contribuiva. Un tenore di vita al di sopra dei nostri mezzi nel Festival della sperequazione. Un altro fattore è la presentabilità internazionale. Un altro è la mancanza di scheletri giudiziari, almeno a quel che risulta, un fenomeno nuovo nella nostra Italia in cui tutti ricattano tutti. Mi fermo qui, sono cose che conoscete.


Ma se continuassi a ragionare così di fronte alle ultime settimane, stare dalla parte di Monti significherebbe non stare dalla parte della realtà (una specie di parafrasi del detto latino su Plato e la veritas): perché il cavallo Italia sta morendo. Sembra di assistere all’esemplificazione dell’assioma popolare sul cavallo, abituato dal padrone a non mangiare e non bere così da farlo risparmiare: il suo padrone ne era entusiasta, il cavallo finisce però per tirare le cuoia. Troppe tasse, e lo dicono tutti, il colto e l’inclita, il popolino deprivato e gli organi istituzionali preposti a farlo. Nessuna prospettiva reale di crescita, almeno visibile e comprensibile a settimane o mesi. Favori o comunque pesi e misure diversi nei confronti delle fondazioni bancarie, dell’elusione fiscale ecc. L’impressione che non sia solo un governo delle banche, che purtroppo è un dato comune all’intiera economia europea per rimanere a noi, ma che sia sfacciatamente un governo che aiuta le banche senza verificare che facciano le banche davvero e nel modo migliore, più vicino alla realtà di crisi che stiamo vivendo. C’è in tv la pubblicità di un istituto bancario che si fonda sul concetto apparentemente ovvio di “una banca che faccia davvero e soltanto la banca”. A sì? Interessante. E tutte le altre anche oggi, e tutte indistintamente fino ad oggi, che fanno, gli imprenditori dell’usura?


L’ultimo stranguglione mi è venuto sul fronte della presentabilità: sapete chi è il relatore al Def, il discutibilissimo e atterrente documento economico- finanziario governativo che ci regolerà fino al 2015, nominato dal presidente della Commissione politiche comunitarie, l’esimio Pescante, PDL, un nome una garanzia ? E’ Marco Milanese, PDL, quello di Tremonti e dell’appartamento e della richiesta d’arresto, di Enav e P4 ecc., su cui trovate paginate su internet senza fatica. Il contrario di un minimo di senso dell’opportunità, per non dir di peggio: certo, non dipende dall’esecutivo, il legislativo è autonomo. Ma caro Monti, si metta nei panni delle fasce più deboli, spremute e gabbate, che magari vengono a sapere dai giornali (non certo dalla tv…) di quest’ultima beffa: come vuole che si sentano, a tasche vuote e a rischio continua sodomia canzonatoria?


 


 

24 aprile 2012
 
Diventa fan di Tiscali su Facebook
 
 
  
Tiscali Socialnews
Per accedere clicca qui

Segui Tiscali su:

© Tiscali Italia S.p.A. 2014  P.IVA 02508100928 | Dati Sociali