Paese legale e Paese reale: nel mezzo un buco... ma, vi giuro, non è sempre stato così

di Oliviero Beha

C'era una volta la dizione che ormai per i giovani è archeologia del politichese: la distinzione tra Paese legale, le istituzioni e il loro alone a partire dai vertici della politica, e il Paese reale, quello che si affanna quotidianamente specie nelle fasce più deboli, più a rischio.


Oggi è tutta una fricassea indigeribile, almeno all'apparenza. E vorrei squarciare secondo la mia discutibilissima sensibilità almeno un centimetro di questo cellophane d'apparenza che ci confeziona un brutto Paese nel suo complesso (e qui naturalmente invece che guardarci attorno ci si divide tra le `curve` di berlusconiani e antiberlusconiani, dopo diciassette anni di questo derby atroce che sta affossando dopo il nostro presente anche il nostro futuro).


Sulla home page del sito de `Il Fatto Quotidiano` c'è una strana immagine, che mi colpisce subliminalmente. Si vede Bossi in Parlamento con dietro quello che devo presumere sia uno scranno del medesimo, l'aria invecchiata anche ovviamente dallo stato di salute, che è rivolto a un Berlusconi che pare Warren Beatty dopo il lifting, tanto è fissato nello sguardo e nei masseteri botulinico-facciali. Il titolo ognuno lo può commentare come vuole, dalle `curve` di cui sopra. Bossi:`Paese quasi in mano alla Lega`. Poi insulta Fini: `E' uno stronzo`. Fin qui, solo un po' peggio del solito, frantumata la maggioranza, titubante e friabile fino all'inconsistenza l'opposizione, devastati l'educazione e il rispetto a colpi di coprolalia, macchiato sempre di più l'ex decoro delle Istituzioni (leggi Paese legale…).


Ma devo dirvi che quello scranno di legno della foto mi è parso più espressivo della coppia summenzionata: mi ha fatto l'impressione di una bara, più o meno simbolica. Sarà perché la politica è finita così male e ci sta morendo sotto gli occhi, sarà perché in contemporanea da un lato siamo pieni di immagini in arrivo da Lampedusa e il Mediterraneo continua a far da cimitero ai migranti, ma dall'altro lato invece abbiamo straordinarie dimostrazioni di solidarietà, di aiuto, di partecipazione, di dolore, da parte delle forze dell'ordine ma anche di cittadini qualunque che portano con onore il nome di `cittadini`, gettandosi a mare per risparmiare una bara in più….


Sarà per tutto questo, e altro ancora, per le immagini che si depongono stratificate sul tuo cervello, le tue visioni, il tuo sensorio messo così a dura prova tutti i giorni, ma davvero quello scranno mi è parso un tumulo mentre il Paese reale dà ancora segni di vita. Forse bisognerebbe ripartire da questi segni, forse bisognerebbe tornare al necessario e all'essenziale, riscoprirci umani invece che tifosi, scendere dalle `curve`in campo e giocare la partita della sopravvivenza collettiva di un Paese che- ve lo giuro- non è sempre stato così.


E' l'unica resistenza possibile mentre le parole hanno smarrito il loro significato. Scena 1): Berlusconi attacca i giudici definendoli di nuovo un `cancro` mentre li si ricorda come vittime del terrorismo (fortunatamente solo alcuni, come del resto non tutti i magistrati sono degni di rispetto se se ne considera il comportamento, mentre è la magistratura che va conservata come bene comune, culla di diritti e doveri). Scena 2): Napolitano usa parole durissime contro chi delegittima i giudici. Scena 3): Berlusconi definisce `nobili` le parole del Capo dello Stato e chiede una Commissione d'inchiesta sulle malefatte (in generale? No, contro di lui) della Procura di Milano. E poi ditemi che quello scranno non sembra una bara, anche per il colore e la forma fotografata, dove seppellire quello che ci resta…


10 maggio 2011
 
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