Da Pietro Bin Laden a Osama Micca passando per il Duce: che storia è questa?

di Oliviero Beha

Nella puntata precedente di questa rubrica, a Bin Laden appena ucciso, scrivevo a caldo che non avremmo saputo niente o quasi sulla verità delle cose. Adesso, a cinque giorni dal blitz in Pakistan, con lo `sceicco del terrore` ammazzato disarmato nel bel mezzo della famiglia, a tiepido con la vicenda in via di progressivo raffreddamento possiamo dire che le notizie sulle modalità dell'operazione latitano, che ne escono e ne usciranno di nuove sul contesto terroristico e gli attentati in via di preparazione (dunque è stata tagliata la `testa del serpente`? Bah…), che è sempre più evidente che serviva morto agli Usa e ad Obama ecc. Mentre fioccano i commenti un tanto al chilo-ovviamente se volete questo incluso- e gli Apache si lamentano per il nome dato in codice alla missione (`Geronimo`) ignorando che si chiama così il figlio di La Russa…, cominciano i paragoni storici.E qui vi voglio.


Ieri un fantastico editoriale d'apertura sul `Giornale`, del direttore Alessandro Sallusti, intitolato `Anche l'Italia democratica è fondata su un'esecuzione`, ricordava come fosse finito il dux del fascismo naturalmente con il non mascherato intento di difendere l'operazione assolutamente non trasparente di Osama non catturato, non processato, bensì ammazzato e in questo modo: un modo forse assai più pertinente per un terrorista che per uno stato democratico che da sempre fonda la sua superiorità in toto o in parte sulla sua forte natura democratica. Secondo la quale la giustizia non si fa così, e anche la pena di morte che è un obbrobrio di antica barbarie viene inflitta ed eseguita solo in alcuni Stati degli Usa dopo i processi. Qui, occhio per occhio dente per dente, e via…


Ma torniamo a Sallusti, alle sue parole:`…E dire che l'unica volta che quelli come la Spinelli (la cui posizione era del tipo delle mie ultime considerazioni, ndr) hanno avuto in mano in italia (il proto ha giocato con la minuscola, davvero, ndr) il potere di decidere sulla sorte di un nemico si sono comportati da macellai che in confronto Obama è un raffinato. Accadde con Mussolini. Il comitato nazionale di liberazione , a guida Pci, ordinò infatti l'esecuzione sommaria e senza processo del Duce, che a differenza di Bin Laden, era già loro prigioniero… La repubblica italiana antifascista nasce su una barbarie contro il nemico (le fucilazioni senza processo furono centinaia) che in quel momento era sconfitto dalla storia, solo e inerme molto di più di quanto non lo fosse domenica sera Bin Laden…`. Chiaro il concetto? E Sallusti ne evince che `quando la cronaca diventa storia` farci sopra delle esegesi teoriche è `inutile e addirittura pericoloso`. Vero quello che scrive Sallusti sul Duce: ma con due ammennicoli.


Il primo è appunto come premesso che ne scrive col il piglio e il tono di chi difende Mussolini e il fascismo, piglio e tono che rimprovera a coloro che oggi scrivono del terrorismo islamico e di Bin Laden `sembrando suoi difensori` (formula riassuntiva mia), quindi con la stessa forma mentis che rinfaccia ai suoi avversari politici o giornalistici. Il bue che dice cornuto all'asino, insomma.


Il secondo ammennicolo ha bisogno anch'esso di una citazione: ` …A quel punto, però, dovranno decidere (i testi scolastici di storia italiani, oggetto anche in queste settimane di grandi polemiche con Gelmini e Carlucci, ndr) se revisionare la figura dell'eroe Pietro Micca, che più di duecento anni fa, pur di far danno ai nemici francesi, li fece saltare in aria insieme a se stesso`. Il paragone con gli attentatori islamici è evidente. E non è mio. Ho citato dallo splendido `Giustizia e Bellezza`, dello psicanalista Luigi Zoja, ed. Bollati Boringhieri. Dunque basculiamo tra Pietro Bin Laden e Osama Micca, nella storia e nella cronaca. Meditate, gente, meditate, e lo dicono Kant e Renzo Arbore…


06 maggio 2011
 
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