Il dramma dimenticato dell’Aquila: ci sono stati due terremoti, uno reale e l'altro morale

di Oliviero Beha

Domattina alle 3,32 cadranno (verbo non casuale) due anni dal terremoto che ha distrutto L'Aquila e i suoi paesi. Una calamità naturale, `naturalmente`. Ancora ieri sui giornali in prima pagina non c'era nulla o quasi sul piccolo tema, anche se quotidiani e settimanali `un po' nei giorni scorsi ne hanno parlato`. Cito la stampa d'opposizione per raccontare ciò che non va, cioè quasi tutto, cito la stampa di governo e soprattutto la gran parte della tv per dire invece che `tutto va` e non potrebbe andar meglio. Ieri, 4 aprile, me ne sono occupato (come avevo già fatto in passato) in Brontolo, ogni lunedì su Rai Tre, dalle 10 alle 11, in diretta. Se qualcuno è interessato trova la puntata già in rete.


Perché la lego al disinteresse mediatico nei confronti della `calamità naturale`, prima dell'anniversario e (vedrete) dopo di esso, nel Paese dei lotofagi, dei mangiatori d'oblio, dei senza memoria aiutati in questo da una classe dirigente intesa nel suo insieme che non di cittadini memorati ha bisogno ma di consumatori smemorati ? Che altrimenti non comprerebbero più dai loro fornitori la stessa merce adulterata politico-sociale che invece viene loro proposta ormai da un secolo come fosse nuova secondo le migliori regole della pubblicità (programmi politici equiparati ai pannolini)? Perché tale disinteresse mediatico ( o distrazione accorta di massa) è decisivo nel formare, sformare, deformare un'opinione e una sensibilità pubblica.


Qualche dato: nel primo trimestre 2010 i titoli dedicati da quotidiani nazionali e magazines al terremoto dell'Aquila erano stati 140, fino alla vigilia del primo anniversario delle scosse e dei crolli. Nel primo trimestre 2011, quello appena passato, solo 27. Rendo l'idea? Ovviamente non considero tali i titoli che hanno `usato` L'Aquila da altri punti di vista: penso all'ospite finto-terremotata di Forum che spiattellava mentendo tutta la sua ammirazione per l'operato di Berlusconi e Bertolaso, che ha tenuto banco per titoli e giorni. Oppure alla strepitosa associazione di idee del Premier che a Lampedusa ha detto di `volersi comprare una villa per stare più vicino ai lampedusani` e a qualcuno è sovvenuto che la stessa cosa aveva detto per L'Aquila. No, qui sto parlando di tutte le notizie reali sulla ricostruzione, sugli investimenti, sugli insediamenti umani, sui beni architettonico-culturali ecc. Sto parlando insomma del secondo terremoto, di quel `buco nero` (come lo chiama Giuseppe Caporale nel suo libro omonimo edito da Garzanti) che è il terremoto morale successivo alla `calamità naturale` ma anche precedente: sono setacciati gli ultimi vent'anni di cattiva amministrazione o se preferite di burocratizzazione del territorio che da destra come da sinistra, alla fine della Prima Repubblica come durante tutta la Seconda, ha caratterizzato questa come altre parti d'Italia, `preparando` i due terremoti.


Quello reale, con tutte le inadeguatezze antisismiche, le irresponsabilità, l'improvvisazione, l'insensibilità, la miopia e/o presbiopia amministrativa ecc. E quello appunto `morale`, sistemico, quello delle infiltrazioni delinquenziali, mafiose, di cui solo ora paiono accorgersi i politici di vertice ma non tanto, quello delle tangenti e della corruzione ecc. E quello che ha permesso che svellendo l'anima del centro storico si ricostruissero solo radici posticcie, piante/vite pensili nelle `new town`, valutate prima 2200 euro a metro quadro dai responsabili della ricostruzione e oggi (udite udite!) solo 800. Miracoloso gioco di prestigio…


Di questi due terremoti si parla troppo poco, del primo perché `non si vogliono dare cattive notizie ` sui ritardi o i fermo-immagine dell'Aquila ancora in macerie, del secondo perché l'intreccio associazioni delinquenziali/classe dirigente si affaccia ormai ovunque, quindi anche nel più amplio `cantiere d'Europa` che è la zona terremotata di cui stiamo parlando. Noi, dico, qui. La prossima settimana scenderà temo un altro velo sulla vicenda, cioè sull'Aquila, l'Abruzzo, l'Italia, come almeno in parte sta accadendo per la terribile catastrofe `umanitaria` del Giappone: indovinate quale telegiornale sabato scorso all'ora di cena non aveva una virgola sulla centrale nucleare spaventosamente a rischio e invece ci informava perfettamente del tentato suicidio di Ivana Spagna? Indovinate un po'. E chi pensa ai `respingimenti lampedusani` come soluzione ottimale ignorando i cicli storici migratori, per caso pensa anche che rubare l'anima ad una città sia una `perfetta operazione di ricostruzione`? Ma riesce a immedesimarsi in quella gente anche solo per un attimo?


05 aprile 2011
 
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