Una boa extraterrestre per esplorare i mari di metano su Titano

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Washington (askanews) - È il più grande satellite naturale del pianeta Saturno nonché uno dei corpi rocciosi più massicci del sistema solare oltre a essere anche l'unico satellite con un'atmosfera particolarmente densa, composta al 95% da azoto. Parliamo di Titano, una delle 62 lune di Saturno che, tra l'altro, è anche dotato di mari di metano liquido.Questi ultimi furono scoperti nel 2004 grazie all'esplorazione della sonda Nasa Cassini-Huygens il cui lander riuscì anche ad atterrare sulla superficie del satellite, mostrando per la prima volta in assoluto le immagini di un mondo che, per molti versi e caratteristiche, ricorda la Terra primordiale.Ora, proprio i mari di Titano, sono oggetto d'attenzione da parte degli scienziati della Nasa che vorrebbero andare alla ricerca di possibili tracce di vita sul satellite, inviando missioni che prevedono palloni sonda, rover e anche boe galleggianti in grado di esplorare le caratteristiche chimiche di questi oceani di idrocarburi.Se n'è parlato al workshop "Planetary Science Vision 2050" di Washington, dov'è stato presentato il progetto "Aerial Mobility" alla ricerca di possibili molecole organiche su Titano che, secondo gli scienziati, potrebbero essere "incubatori di vita".Punta di diamante del progetto è la capsula "TiME", Titan Mare Explorer, una sorta di boa galleggiante destinata a effettuare la "prima esplorazione della storia di un "mare extraterrestre".Il progetto verrà approfondito in occasione della 48esima Lunar and Planetary Science Conference che si svolgerà dal 20 al 24 marzo 2017 in Texas.