La Terra ruota a 1600 Km orari e deforma la trama dello spazio-tempo

Lo studio italiano condotto a 1.400 metri di profondità nei Laboratori del Gran Sasso

La Terra ruota a 1600 Km orari e deforma la trama dello spazio-tempo
di R.Z.

I ricercatori dei Laboratori del Gran Sasso, appartenenti all'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), tornano agli onori della cronaca con un esperimento che ha consentito loro di stabilire con precisione assoluta la velocità di rotazione della Terra. Grazie all’esperimento ribattezzato “Gyroscopes in General Relativity”, più semplicemente Gingerino, i ricercatori hanno stabilito che il nostro pianeta ruota attorno al proprio asse sfiorando i 1600 chilometri orari (calcolato all’Equatore). Il dispositivo che ha consentito l’accurata misurazione si trova a 1400 metri di profondità, sotto altrettanti metri di roccia.

La Terra trascina e modifica lo spazio-tempo

L’apparecchio, nato per misurare una delle implicazioni della Teoria della Relatività non ancora del tutto comprovata, ha consentito di misurare anche gli effetti della rotazione terrestre. Il pianeta, infatti, nel suo moto vorticoso, trascina e modifica anche lo spazio-tempo, torcendola come suggerisce la teoria di Einstein, nella direzione del suo stesso movimento. Si tratta, come evidenzia un articolo pubblicato sulle pagine di Repubblica, di “influenze minime che alterano la velocità di rotazione per meno di un miliardesimo di grado ogni secondo”.

Teoria in parte confermata da un altro studio italiano

Già lo scorso anno, un gruppo di ricercatori dell’Università del Salento che aveva elaborato i dati raccolti dai satelliti LageosLares - lanciati rispettivamente dalla Nasa e dall’Agenzia spaziale italiana - aveva dato una prima conferma del cosiddetto effetto di trascinamento Lense-Thirringo. La misura ha un margine di errore piuttosto grande, pari a circa il 5 per cento, ma fornisce informazioni preziose per capire come scorre il tempo attorno ai buchi neri.

Anche i terremoti risultano ora meno misteriosi

Grazie all’esperimento i ricercatori hanno potuto constatare anche altri effetti di natura geologica che riguardano un aspetto ancora poco chiaro dei terremoti: la rotazione che imprimono al suolo. "Le onde sismiche - spiega Gilberto Saccorotti, direttore della sezione di Pisa dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia - fanno muovere il suolo principalmente lungo traiettorie lineari. Ma provocano anche rotazioni. Questo fenomeno era impossibile da misurare prima di strumenti come Gingerino, che ha acquisito dati anche durante la sequenza sismica dell'Italia centrale. Ora potremo calcolare meglio le caratteristiche che gli edifici devono avere per resistere alle scosse e misurare le piccolissime deformazioni lente del suolo: possibili precursori di un terremoto".

Gingerino installato a 1.400 metri di profondità

Gingerino, che si serve di due fasci laser proiettati lungo i lati di un quadrato di 3,6 metri, guidati da un gruppo di specchi perfettamente levigati, è saldamente fissato alla roccia e isolato da qualsiasi potenziale interferenza esterna. Un dispositivo simile, realizzato in Germania e montato a Wettzell in Baviera (senza badare a spese) si è dimostrato infatti sensibile alle intemperie come anche al banale inquinamento acustico: i dati generati peccano di precisione. Certo, evidenziano gli stessi fisici del Gran Sasso, Gingerino accusa l’altissimo tasso di umidità. "Con questi valori - sottolinea Jacopo Belfi, ricercatore Infn responsabile del progetto Gingerino fin dalla sua nascita - l'elettronica non può funzionare". Ecco perché il dispositivo è stato chiuso all’interno di una camera isolata e a temperatura constante.

Pronti per la fase due, presto il progetto Ginger

I dati ottenuti dai ricercatori, sebbene già così molto interessanti e importanti per la ricerca, dovranno esser resi ancor più precisi: per farlo si dovrà passare ad una fase 2 dell’esperimento. "Gingerino è un modello - conclude Angela Di Virgilio, coordinatrice dell’esperimento -. L'esperimento più grande si chiamerà Ginger e verrà installato sempre al Gran Sasso”. A disposizione degli scienziati non uno ma due o più giroscopi che avranno il compito di provare non solo la distorsione dello spazio-tempo. I dati in arrivo da Gingerino, e in futuro Ginger, potranno rivelarsi utili in molti altri settori. Come uno stetoscopio sensibile a qualsiasi variazione del battito terrestre potrebbe aiutare a capire alcuni dei meccanismi che avvengono all’interno del pianeta.

Riferimenti