Superbatteri uccidono 700 mila persone l’anno: non esiste una cura

Il rischio riguarda anche l’Italia. In Europa 25 mila decessi. Si può morire a seguito di una banale influenza o per una ferita lieve infetta

Superbatteri uccidono 700 mila persone l’anno: non esiste una cura
Redazione Tiscali

I superbatteri spaventano il mondo. Ogni anno in Europa si registrano almeno 25 mila decessi, e il numero diventa ancor più drammatico se si sommano i dati provenienti da tutto il mondo: 700 mila persone muoiono a seguito di malattie o ferite considerate fino a poco tempo fa facilmente curabili. Il problema super batteri ha origini lontane. I primi casi di multi-resistenza vennero identificati nel 1952, ma oggi, a distanza di appena 65 anni, il mondo trema dinanzi a batteri che risultano inattaccabili. Un problema enorme, causato dall’uso smodato degli antibiotici e dalla capacità di alcuni batteri di evolversi così da diventare immuni agli stessi attacchi dei farmaci. La stessa Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) definisce quello che sembrava un problema una vera e propria emergenza planetaria, che riguarda anche l'Italia.

Isolato un patogeno killer inarrestabile

Pochi giorni fa, un team di scienziati che ha partecipato all’American Society for Microbiology, ha lanciato un allarme ai grandi del mondo. Un batterio contenente un gene chiamato Mcr-1 si sta diffondendo ad una velocità mai osservata prima. Il batterio killer, scoperto 18 mesi fa, è presente nel 25 per cento ricoverati negli ospedali cinesi, ma è stato isolato anche negli Stati Uniti e in altri 20 paesi. Il batterio, hanno evidenziato gli esperti, non può esser debellato neppure con l’ausilio della Colistina, l’antibiotico considerato l’ultima difesa a disposizione dei medici. “Il mondo rischia di trovarsi di fronte a un’apocalisse antibiotica - ha detto Sally Davies, Chief Medical Officer del Regno Unito -. Se non si fa qualcosa, operazioni di routine e semplici ferite diventeranno mortali”.

Si temono 10 milioni di vittime all'anno

Gli scienziati statunitensi hanno fatto anche una previsione di ciò che accadrà da qui ai prossimi 30 anni: “Entro il 2050, le morti dovute alle infezioni da batterio resistente agli antibiotici, saliranno a quota 10 milioni”.

Ma i batteri pericolosi sono molti

A preoccupare sempre di più sono anche i batteri gram-negativi, contro i quali diversi antibiotici sono ormai armi spuntate. L'Organizzazione mondiale della sanità ha persino stilato una lista di “ricercati” speciali, suddividendoli per famiglia. In totale sono 12 e tutti, con le proprie specificità, rappresentano la più grande minaccia per la salute pubblica globale. La lista dell'Oms è divisa in 3 categorie, a seconda dell'urgenza del bisogno di avere a disposizione nuovi farmaci. Il gruppo più critico è rappresentato da batteri multi-resistenti, che costituiscono un pericolo in ospedali, case di cura e per quei pazienti che hanno bisogno di device come ventilatori meccanici e cateteri: fra questi "super bug", Acinetobacter, Pseudomonas e diverse Enterobatteriacee (Klebsiella, E. coli, Serratia e Proteus), che possono causare varie infezioni del sangue e polmoniti. Sono ormai resistenti a un gran numero di antibiotici, inclusi i carbapenemi e le cefalosporine di terza generazione.

Antibiotici: "Evitare il fai da te"

Del secondo e del terzo gruppo fanno parte batteri resistenti che causano malattie più diffuse come gonorrea e intossicazioni alimentari. "Con questa lista cerchiamo di assicurare che ricerca e sviluppo rispondano ai bisogni prioritari di salute pubblica - sottolinea Marie-Paule Kieny, responsabile Oms per i sistemi sanitari e l'innovazione - Se lasciamo tutto al solo mercato, gli antibiotici di cui abbiamo più bisogno non arriveranno in tempo". Va detto che gli scienziati impegnati nella ricerca di nuove armi anti batteri sono tantissimi, ma al momento una soluzione definitiva al problema sembra lontana dal poter essere raggiunta. Per combattere l'antibiotico-resistenza, spiega Vincenzo Mirone, segretario generale della Società Italiana di Urologia (Siu), “è importante evitare il fai da te e che il medico selezioni l'antibiotico in concentrazioni, dosi e tempi adeguati”.