L’Italia ha detto no ai prodotti Ogm, ma sulla tavola degli italiani arrivano comunque

Un’indagine del ministero della Salute rivela: “Tracce di Ogm nel 3 per cento del cibo venduto nel Belpaese”

L’Italia ha detto no ai prodotti Ogm, ma sulla tavola degli italiani arrivano comunque
Redazione Tiscali

Nonostante in Italia viga il divieto assoluto di coltivare specie vegetali geneticamente modificate, gli italiani, quotidianamente, comprano e mangiano alimenti che possono contenerne tracce anche importanti. E’ quanto emerge dal secondo rapporto del “Piano nazionale di controllo ufficiale sulla presenza di Ogm” relativo al 2016 condotto dal ministero della Salute. Ogni giorno, hanno evidenziato le analisi, gli italiani assumono quantità minime di Ogm. Dei quasi 700 campioni presi in esame - di cui 103 facenti parte del circuito biologico - il 3 per cento conteneva tracce di Ogm.

Rilevate tracce di soia GM MON 40-3-2 della Monsanto

La quasi totalità dei campioni incriminati conteneva infatti soia GM MON 40-3-2, nata da semi di cui Monsanto detiene il brevetto e che sono "Roundup Ready", ossia resistenti al glifosato, l'erbicida più diffuso al mondo e uno dei più controversi. Gli scienziati, che ci tengono a tranquillizzare i consumatori, spiegano che l’assunzione di percentuali così basse non mette in alcun modo a rischio la nostra salute. Tracce di GM MON 40-3-2 sono state individuate anche su 4 dei 103 campioni biologici esaminati.

Con Ogm il 33 per cento degli integratori alimentari

Gli alimenti che più di tutti creano preoccupazione, anche perché sempre più richiesti dai consumatori italiani, sono gli integratori alimentari: il 33 per cento dei campioni analizzati ne conteneva traccia. Tra gli alimenti bio è il “latte vegetale” la categoria più ricca di Ogm, riscontrate nel 9 per cento dei campioni analizzati. Al momento non esistono studi qualificati che provino, in maniera scientifica, la pericolosità dei prodotti Ogm. Secondo le normative europee, se la presenza di Ogm nell'alimento è al di sotto dello 0,9 per cento il produttore non è neppure tenuto a indicarlo sull’etichetta. Gli alimenti presi in esame rispettano le leggi e soltanto uno si è scoperto conteneva percentuali Ogm superiori allo 0,9 per cento, peraltro non indicata sulla confezione.