Possibile guarire dalla cecità. Ecco la terapia genica che restituisce la vista

A svilupparla un team di ricercatori dell’Università di Oxford che a breve avvierà la sperimentazione sull’uomo

Possibile guarire dalla cecità. Ecco la terapia genica che restituisce la vista
di R.Z.

Un team di ricercatori dell’Università di Oxford ha annunciato di esser riuscita a individuato un trattamento in grado di restituire la vista alle persone affette da cecità. Stando a quanto spiegato dagli scienziati, che hanno visto i risultati del proprio studio pubblicati sulle pagine della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), le più diffuse forme di “cecità non trattabile” si verificano a seguito della perdita di milioni di fotorecettori sensibili alla luce. All’interno dell’occhio restano tuttavia attive delle cellule nervose retiniche non sono sensibili alla luce che possono essere modificate grazie ad un vettore virale.

Così sono riusciti a restituire la vista ai topi

La dottoressa Samantha de Silva, coordinatrice dello studio e responsabile della sperimentazione condotta per il momento sui topi, spiega che il vettore virale utilizzato permette alle cellule di esprimere la melanopsina, una proteina chiave sensibile alla luce. Nei roditori colpiti da retinite pigmentosa, il nuovo trattamento ha permesso il recupero totale della vista.

Terapia genica è semplice da usare

I soggetti trattati, monitorati per oltre un anno, hanno mantenuto la visione per tutto il periodo, e sono stati in grado di riconoscere oggetti presenti nel loro ambiente, dimostrando “un alto livello di percezione visiva”. Il team di Oxford non è nuovo a scoperte eclatanti. Poco tempo fa ha sperimentato con successo una retina elettronica in pazienti non vedenti. L’approccio genetico ora testato risulta esser tuttavia più semplice da utilizzare.

Presto la sperimentazione sull'uomo

“Ci sono molti pazienti non vedenti nelle nostre cliniche - ha commentato soddisfatta la dottoressa de Silva, che ha collaborato con i professori Robert MacLaren e Mark Hankins, presso il Nuffield Laboratory of Oftalmologia di Oxford - e la possibilità di utilizzare una procedura genetica relativamente semplice è molto emozionante. Il prossimo passo sarà quello di avviare una sperimentazione clinica per valutarla nei pazienti”.

Riferimenti